Superbonus, l’Ance in campo: «Servono sei mesi di proroga»

1 Giugno 2023

I costruttori abruzzesi chiedono di rinviare al 2024 tutte le scadenze di fine anno

L'AQUILA. Posticipare i termini del Superbonus in scadenza a fine 2023. A chiedere una proroga, di almeno sei mesi, per l’ultimazione dei lavori avviati, che non potranno essere conclusi entro l’anno, è l’Ance Abruzzo. «Il mercato delle cessioni è ancora impantanato e i cantieri faticano ad avanzare», dice il presidente dei Costruttori abruzzesi, Antonio D’Intino.
«A rischio ci sono migliaia e migliaia di imprese, che non riescono a incassare. L’unica strada percorribile», afferma, «è una proroga del governo per gli interventi in itinere».
CANTIERI A RISCHIO
Il quadro è nebuloso. Troppi i cantieri che, a causa del blocco della cessione dei crediti, sono rimasti bloccati per mesi o, nella migliore delle ipotesi, hanno avuto una brusca frenata. E che non riusciranno a concludere i lavori entro il 31 dicembre 2023, data indicata dal governo per accedere al Superbonus nella misura piena del 110%. Lo ha fatto rilevare l’Ance nazionale, a cui fa eco l’associazione abruzzese. «Con i cantieri che rallentano, l’obiettivo del 31 dicembre ormai è a rischio», sostiene D’Intino.
«È necessaria una proroga che consenta alle ditte di ultimare i lavori, evitando l’avvio di contenziosi tra le imprese, che non riescono a incassare il dovuto, e i condomìni, che rivendicano la conclusione delle opere avviate. I problemi creati con il blocco della cessione dei crediti si riflettono, in modo pesante, sui cantieri, frenando i pagamenti e posticipando la chiusura dei lavori». Va considerato, infatti, che dal primo gennaio 2024 il Superbonus 110% e 90%, nelle due misure attuali, sarà sostituito dal Superbonus al 70%. «Un taglio alle agevolazioni», incalza D’Intino, «da cui vanno assolutamente esclusi tutti i cantieri già aperti, per i quali si deve trovare una pronta soluzione».
LE RICHIESTE DELL’ANCE
A una proroga almeno semestrale per il termine ultimo dei lavori, l’Ance Abruzzo abbina altre due richieste. «Il governo deve rimettere in piedi il meccanismo della cessione dei crediti, che sta causando tutto questo», dice D’Intino.
«Solo nella nostra regione ci sono migliaia e migliaia di imprese che rischiano il tracollo e che non sono nelle condizioni di rispettare i tempi tecnici di chiusura dei cantieri entro il 2023, in quanto in difficoltà economiche a causa dei mancati incassi dei crediti “congelati”». Ma c’è un altro spettro che si aggira nel mondo delle costruzioni: «Stanno nascendo società che si presentano come grandi intermediari finanziari e agenzie assicurative che chiedono di poter acquistare i crediti con un ribasso del 30% sul valore reale», sottolinea D’Intino. «Un danno enorme per le piccole e medie ditte edili, con un guadagno calcolato fino al 1.800% per questi grandi gruppi, che si propongono sul mercato: veri e propri sciacalli del Superbonus. Società e intermediari che cercano di prendere con l’acqua alla gola le imprese e le famiglie, offrendosi di acquistare i crediti bloccati a tassi inconcepibili».
CHI PUò ANCORA AVERLO
Questa la situazione a oggi: esistono, infatti, ancora dei soggetti per i quali il maxi-incentivo è fruibile nella misura del 110 per cento, mentre, per tutti gli altri contribuenti, l’agevolazione è stata ridotta al 90%. Il governo ha varato anche delle modifiche per quanto riguarda i beneficiari, i lavori ammissibili e le modalità di usufrutto legate al bonus, con particolare riferimento all’opzione alternativa della cessione del credito. Per quanto riguarda, in particolare, gli interventi sugli edifici unifamiliari o sulle unità funzionalmente indipendenti, il Superbonus può essere utilizzato nella misura del 110% per le spese che si sostengono fino al 30 settembre 2023, ma solo per chi, alla data del 30 settembre 2022, risultava aver concluso almeno il 30% dell’intero intervento complessivo.
Se, invece, l’intervento al 30 settembre 2022 non ha raggiunto il 30% del totale, la detrazione potrà essere fruita al 110% per le spese conseguite fino al 31 dicembre 2022. Per il 2023 si riduce al 90%, per il 2024 al 70% e per il 2025 al 65%. Fanno eccezione gli interventi da eseguire nei comuni colpiti da eventi sismici, dove è stato dichiarato lo Stato di emergenza a partire dal primo aprile 2009, compresi quindi il cratere 2009 e 2016. In questi casi, il Superbonus resta al 110% per tutte le spese eseguite fino al 31 dicembre 2025.
SUPERBONUS 90%
Per quanto riguarda gli interventi iniziati a partire dal primo gennaio 2023, si potrà usufruire del Superbonus al 90% per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2023 solo se il beneficiario richiedente è il proprietario oppure il titolare di un diritto reale di godimento, dell’immobile oggetto dell’intervento, se l’immobile risulta abitazione principale del beneficiario richiedente e se il contribuente ha un reddito di riferimento che non supera i 15.000 euro annui.
Il credito maturato con l’esecuzione degli interventi ammessi al Superbonus può essere fruito mediante detrazione nella dichiarazione dei redditi oppure tramite cessione del credito o sconto in fattura immediato. Le opzioni alternative possono essere esercitate fino al 31 dicembre 2025 per gli interventi del Superbonus, fino al 31 dicembre 2024 per gli altri Bonus casa. Per alcuni soggetti che hanno conseguito interventi ammissibili al Superbonus, Sismabonus e Bonus Barriere Architettoniche 75%, per i quali si è optato per le opzioni alternative, è stata introdotta la possibilità di smaltire i crediti non ancora utilizzati impiegando il nuovo meccanismo della rateizzazione lunga con recupero in 10 anni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA