«Superiori, studenti a casa» Ma dal governo arriva lo stop

L’Unità di crisi regionale decide le misure anti-Covid, e parte un nuovo braccio di ferro Marsilio ai cittadini: «La seconda ondata è arrivata, mi appello al senso di responsabilità»
L’AQUILA. Riattivare la didattica a distanza nelle scuole superiori per ridurre sensibilmente le presenze sia all’interno degli istituti che sui mezzi di trasporto pubblici. È una delle misure proposte al governo – e c’è anche la Regione Abruzzo – per ridurre la circolazione dei contagi. Se n’è parlato anche ieri pomeriggio nel corso del vertice dell’Unità di crisi regionale convocato a Palazzo Silone all’Aquila dal presidente Marco Marsilio. Una proposta fortemente caldeggiata pure dal presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso. Ma sul punto si profila un ennesimo braccio di ferro di matrice politica. Visto che ci sono alcune Regioni, come la Liguria di Giovanni Toti, che suggerisce «una riflessione al governo circa la possibilità di trasformare in didattica a distanza alcune classi più adulte», e altre, come l’Emilia Romagna di Stefano Bonaccini, che bocciano un ritorno alla didattica a distanza. In serata, fonti di Palazzo Chigi hanno «escluso la didattica a distanza, neppure per le scuole superiori». Resta uno dei nodi, per il momento.
TAMPONI E VIGILANZA. Tutti d’accordo, invece, sulle altre misure proposte nel corso della riunione dell’Unità di crisi regionale. A cominciare da un massiccio incremento dei tamponi – fino a 4-5mila al giorno – e un’accelerazione sulle risposte delle analisi. Problema quest’ultimo sollevato dal neo sindaco di Chieti, Diego Ferrara, visto che i ritardi accumulati per processare i tamponi creano disagi a quanti, per esempio a fine quarantena, aspettano i risultati (pensate ai lavoratori). Altro tema ha riguardato la vigilanza contro gli assembramenti. Oltre a un maggiore coordinamento tra forze dell’ordine, i prefetti abruzzesi invitano le polizie locali, attraverso i sindaci, ad azioni di sensibilizzazione nei luoghi di maggiore aggregazione. All’incontro erano presenti i rappresentanti delle prefetture, presidenti delle Province, questori, i sindaci di Pescara (Carlo Masci), L’Aquila (Pierluigi Biondi), Chieti (Ferrara) e Teramo (Gianguido D’Alberto), i direttori generali delle Asl provinciali, i rappresentanti del Centro zooprofilattico, l’assessore alla Sanità, Nicoletta Verì, il direttore dell’Agenzia regionale di Protezione civile, Mauro Casinghini, e Alberto Albani, capo della task force regionale sanitaria.
«È LA SECONDA ONDATA». Così il presidente Marsilio a margine della riunione dell’Unità di crisi: «La tanto temuta seconda ondata è arrivata. I numeri ormai consolidati lo dimostrano, in Abruzzo come nel resto del Paese. Faccio appello al senso di responsabilità degli abruzzesi. Evitiamo atteggiamenti irresponsabili che possono arrecare danni incalcolabili. Alzando il livello dell’attenzione, eviteremo restrizioni più dolorose. A luglio avevamo quasi azzerato i casi, ma nel giro di tre mesi li abbiamo moltiplicati per dieci. Dobbiamo imparare a convivere con questo nemico invisibile fino a quando non avremo la disponibilità di un vaccino».
IL REPORT. Marsilio ha parlato però di una differenza specifica tra la prima ondata vissuta a marzo e quella che stiamo attraversando in questi giorni. E l’ha fatto con i numeri, prendendo ad esempio due giornate: quella di domenica scorsa con 77 nuovi contagiati e l’altra del 23 marzo, in pieno lockdown, con 76 positivi. «Mentre a marzo avevamo fatto solo 299 tamponi e oltre il 25 per cento delle persone sottoposte a test era positivo, con 38 morti nello stesso giorno», i numeri di Marsilio, «domenica abbiamo registrato zero morti e avevamo somministrato 2.278 tamponi, pari al 3,4% di positivi. A marzo, c’erano 52 ricoverati in terapia intensiva, domenica 8. Allora 228 erano i ricoverati in terapia non intensiva, oggi sono la metà. Che cosa significa? Vuol dire che abbiamo sviluppato una grande capacità di intercettare i malati. Prima si facevano i tamponi solo su quelli che mostravano grossi sintomi, mentre i familiari venivano messi in quarantena. Oggi le persone vengono intercettate subito. Le persone vicine vengono sottoposte a loro volta a tampone. Se positive, più del 90 per cento non sviluppa sintomi. Possono restare a casa a gestire il periodo di quarantena. Oggi abbiamo terapie farmacologiche antivirali efficaci, più avanzate rispetto a marzo. Non dobbiamo farci impressionare dai numeri, anche se dobbiamo mantenere alta la vigilanza per evitare che un aumento possa portare provvedimenti restrittivi che sarebbero davvero pesanti e onerosi per la tenuta economica, sociale e culturale del nostro territorio. Mi raccomando soprattutto ai giovani che pensavano di essere immuni, ricordiamoci che si è abbassata l’età media. Possono trasmettere il virus a genitori e nonni. Attenzione a evitare assembramenti, a non avere superficialità nelle serate tra amici, a mantenere la distanza e la protezione individuale».
VERSO IL DPCM. Marsilio si è detto d’accordo su alcune misure sanitarie contemplate nel Dpcm in arrivo, come diminuire i giorni di quarantena, da 14 a dieci, e sul fatto che anche al primo tampone negativo si può dichiarare guarita una persona. Sulle possibili restrizioni per i locali pubblici, con chiusure alle 24 e servizio solo ai tavoli dalle 21 (non più consumazioni in piedi, dunque), per Marsilio «deve scattare il meccanismo di solidarietà per garantire un ristoro economico».
LA SCUOLA A DISTANZA. Infine la scuola. «È certo che l’anno scolastico si concluderà, in presenza o a distanza», conclude Marsilio, «ma il tema c’è, perché il trasporto pubblico non è in grado di sostenere il peso di tanta gente che va al lavoro o a scuola nello stesso orario. Per quelli più grandi si sta pensando di proporre al governo la didattica a distanza».
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