Sventata un’altra truffa in nome dell’Agbe

17 Febbraio 2016

Dopo i raggiri ai negozianti, adesso arrivano le richieste di soldi al telefono per progetti fantasma

PESCARA. Un'altra tentata truffa ai danni dell'Agbe, l’Associazione genitori bambini emopatici di via Passo della Portella. Questa volta, il raggiro arriva attraverso il telefono e i numeri vengono scelti casualmente. Una voce femminile, senza alcuna inflessione dialettale o straniera, chiama al telefono il malcapitato di turno e chiede denaro per conto dell'associazione, diretta da Achille Emilio Di Paolo, sostenendo che si tratta di fondi destinati alla creazione di un'altra casa famiglia.

La nuova denuncia (dopo quella delle settimane scorse che riguardava colpi tentati in alcune attività commerciali) arriva dal vice presidente Agbe, Massimo Parenti, che invita la cittadinanza a non dare contanti a nessuno e segnalare casi del genere, alla stessa associazione e alle forze dell'ordine.

«I volontari Agbe non chiedono denaro per telefono né attraverso il porta a porta», scandisce Parenti, «tutte le nostre raccolte fondi vengono fatte alla luce del sole e con tanto di autorizzazioni. Chi vuole effettuare una donazione, può recarsi nella sede di via Passo della Portella e ottenere regolare ricevuta. Lo stesso accade quando le donazioni arrivano attraverso i banchetti che esibiscono il logo Agbe. Sappiamo di una coppia che si aggira nei negozi a chiedere soldi per nostro conto e a Guardiagrele abbiamo stanato soggetti che esibivano magliette con il logo dell'associazione e mendicavano offerte». Ora è la volta della telefonata ingannevole. «E' capitato al marito di una mia collega», racconta Carla Maione, mamma e segretaria Agbe, «una voce femminile, senza inflessioni, si è presentata, non specificando il nome e dicendo di essere la volontaria di un’associazione che si occupa di bambini malati di tumore, la cui sede si trova nei pressi della camera mortuaria dell'ospedale civile. Non ha usato l'acronimo Agbe, ma è stato facile risalire a noi attraverso le indicazioni fornite da questa voce anonima che ha chiesto una libera offerta per la creazione di una nuova casa famiglia destinata ai bimbi malati che vengono curati a Pescara. Ha quindi sollecitato l'interlocutore ad alzare la posta considerati gli ingenti lavori da effettuare e ha poi concluso promettendo la visita di un incaricato per ritirare la somma, nei giorni seguenti. Sono passati dieci giorni, ma ancora nessuno si è fatto vivo. Precisiamo che ogni volontario Agbe si presenta sempre con nome, cognome ed esibendo la tessera di riconoscimento. Ogni altro approccio viene considerato una frode ai danni dell'associazione», conclude Maione.

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