Sviene e poi difende i figli dai banditi

Paola Mantovano, docente a contratto della d’Annunzio: ero da mia madre dopo il parto, sono entrati incappucciati e armati
PESCARA. Di fronte ai rapinatori piombati incappucciati e armati nella villa paterna dove lei si trovava con i figli di otto giorni e di quasi tre anni, è svenuta con il neonato in braccio. Ma quando si è trattato di difendere i suoi bambini si è trasformata in una leonessa: «Non li toccate», e il bandito che voleva trascinare madre e figli nell’altra stanza ha fatto un passo indietro. Paola Mantovano, 40 anni, è docente universitaria a contratto alla D’Annunzio di Pescara, dove di recente ha insegnato alla facoltà di Economia European contract law (diritto europeo dei contratti), ed è la moglie dell’avvocato penalista pescarese Alessandro Arienzo. Martedì la donna si trovava a San Severino Marche, nel Maceratese, nella villa dei genitori. «Mio padre è primario di Ginecologia a San Severino, avevo programmato il cesareo e sono venuta qui a partorire e a stare dopo il parto con il bambino più grande che non ha ancora tre anni. Adesso», racconta lei stessa al Centro per telefono, «ringrazio che c’ero, perché non so come sarebbe finita se in casa ci fosse stata solo mia madre, come credevano i banditi».
In tre con le tute da meccanico e i passamontagna, un coltello a lama lunga, un piede di porco e un bastone, i banditi sono entrati nella villa intorno alle 19,30 di martedì, approfittando anche delle chiavi lasciate attaccate alla porta dallapadrona di casa appena rientrata dalla cantina. «Li ho visti io per prima», racconta Mantovano, «ero seduta sul divano quando ho visto entrare questi tre, tutti mascherati. Lì per lì ho pensato a uno scherzo, tanto che non so perché ho fatto il nome di mio cugino pensando proprio a uno scherzo. Invece no, mi hanno fatto cenno di stare zitta e di alzarmi. Avevo il piccolo in braccio, l’altro stava con mia zia a vedere i cartoni nel tinello e in cucina c’era mia madre, di 65 anni, che stava preparando la cena. Uno dei tre, che sembrava il più fuori di testa, ha iniziato a urlare a mia madre “soldi o ti ammazzo” io ho iniziato a non sentirmi bene e sono svenuta, con il bambino in braccio. Per fortuna mi sono ripresa subito, uno dei rapinatori ha preso una bottiglia d’acqua per farmi bere e da quel momento sono rimasta seduta a terra, con tutti e due i bambini in braccio, mentre il rapinatore più aggressivo quello con il coltello, ha portato mia madre a prendere i soldi. L’ha picchiata con pugni e schiaffi a ripetizione, è stato scioccante. Lei gli ha consegnato dei soldi che aveva in casa, ma volevano la cassaforte. Le chiavi erano sul comò, ma io sapevo che mia madre non era in grado, perché ci vuole forza, ma quello più aggressivo la teneva piegata dicendo con insistenza di aprire. Aveva un coltello e stava talmente su di giri che a un certo punto sembrava quasi che volesse colpirla, è stato l’altro che gli ha trattenuto il braccio. Sono stati i momenti più terrificanti in cui ho temuto davvero per la vita di mia madre. Ma in questo è stata decisiva mia zia, la sorella più grande di mamma, una donna di uno metro e 83 che non si è fatta intimidire, e mentre mia madre in quella tensione spaventosa davvero non riusciva ad aprire la cassaforte, lei ha urlato a uno dei rapinatori, “che uomo sei, valla ad aiutare”. E per fortuna quello ci è andato e hanno preso quello che volevano».
Momenti da incubo, «un’arancia meccanica», commenta la docente universitaria che dopo un primo momento di cedimento ha retto con una forza di cui lei ancora si sorprende. «Non mi è andato via neanche il latte, evidentemente sono i figli che ti danno la forza, io ho temuto solo per mia madre, ma per i miei figli no, sarà stata incoscienza ma ero certa che non gli avrei fatto torcere un capello». E infatti così è stato. Quando, dopo la cassaforte, i banditi si riuniscono nel tinello e fanno per portare le tre donne e i due bambini in bagno, Paola Mantovano fino a quel momento seduta a terra con i figli si alza e istintivamente il bambino corre nella stanza dove stava vedendo i cartoni. «Uno dei tre, il più calmo, il capo credo, gli è andato dietro per bloccarlo, ma gli sono corsa dietro anch’io con il piccolo in braccio, “non lo toccare ci penso io, non toccare me e miei figli” e lui mi ha lasciato fare. Poi a mio figlio ho detto di non preoccuparsi, “è un gioco” gli ho detto, e il bandito, quello che non aveva mai detto una parola fino ad allora ha parlato per la prima volta e gli ha detto anche lui “gioco, gioco”. Avevano un accento dell’Est. Poi ci hanno preso i telefoni e ci hanno chiuso in bagno per continuare a frugare per tutta casa. Sentivo squillare il mio telefono ho capito che era mio marito, ma non potevamo fare nulla. Poi è rientrato mio padre e in quello stesso frangente, mentre si rendeva conto di quanto accaduto, l’ha chiamato mio marito che si è precipitato da noi. È stato terribile, ma penso che a loro non sia andata bene. Pensavano di trovare solo mia madre e invece hanno trovato me, i bambini e i mia zia che ci era venuta ad aiutare. Ma adesso non posso più immaginare che mia madre continui a stare in quella casa da sola».
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