Sì all’asilo nido al posto del parco Masci vince al Consiglio di Stato

Accolto l’appello dell’amministrazione dopo la protesta di 56 residenti di via Fornace Bizzarri Ecco la sentenza: «L’area verde è destinata a servizi di interesse comune». Disco verde ai lavori
PESCARA. L’amministrazione Masci può costruire un asilo nido al posto del parco di via Fornace Bizzarri. A dirlo è una sentenza del Consiglio di Stato che chiude un caso innescato dalle proteste dei residenti, che dà il via libera ai lavori da 1,5 milioni di euro e che segna una vittoria politica del sindaco Carlo Masci (Forza Italia) e dell’assessore alla Pubblica istruzione Gianni Santilli (Lega) contro l’opposizione del Pd e del M5S. «È una conquista per la città», dice il sindaco, «Pescara sconta una carenza di posti per la prima infanzia. Grazie a 5 nuovi asili, i posti saranno raddoppiati nel giro di un anno».
Il progetto dell’asilo a forma di farfalla da realizzare con i fondi del Pnrr nell’area verde circondata da tre palazzi era stato contestato dagli abitanti, anche con gli striscioni: in 56, poi, avevano fatto ricorso al Tar di Pescara e il Tar aveva ordinato lo stop all’intervento denunciando un «difetto d’istruttoria» nell’iter del Comune. I bambini del quartiere avevano scritto anche due lettere appello, la prima al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la seconda a Papa Francesco. Ma, sul punto, Masci e Santilli non hanno mai ceduto: si va avanti nonostante tutto, questa è stata la linea adottata dal Comune. «Dispiace che l’opposizione, per motivi strumentali, abbia cavalcato la protesta dei cittadini anche illudendoli di un esito diverso. Invece», dice adesso il sindaco con la sentenza in tasca, «è finita come è finita con la filovia sulla strada parco: l’iter seguito è sempre stato lineare. Tutto ciò mi soddisfa ma mi lascia un po’ di amaro in bocca: avrei evitato la contrapposizione perché bisogna fidarsi del Comune che lavora per l’interesse generale e gli asili nido sono beni per la collettività». Masci promette: «Non saranno tagliati gli alberi, il verde resterà e sarà una struttura all’avanguardia. Non diminuirà la qualità della vita nel quartiere ma si innalzerà».
Tre mesi fa il Consiglio di Stato, con un’ordinanza, ha sospeso la sentenza del Tar in attesa della sentenza di merito. E la rilettura degli atti, a partire dalle carte del 2001, quando nella zona spuntarono i primi palazzi, ha portato al ribaltamento della sentenza di primo grado. Tutto ruota intorno all’interpretazione di una serie di parole chiave del gergo amministrativo: «L’area in questione», recita l’ultima sentenza, «ha sempre avuto una destinazione urbanistica a “servizi di interesse comune” e che quest’ultima è diversa da quella a “verde pubblico”». Vuol dire che, anche se da oltre vent’anni in via Fornace Bizzarri c’è un parco pubblico, quella stessa area può ospitare un altro tipo di intervento, secondo le previsioni del Prg. «La dicitura riassume e chiarisce l’intera questione dibattuta, essendovi appunto ribadita la differenza tra il concetto di “sistemazione” (in concreto a verde) e quello di “destinazione” urbanistica (restante, invariata, a “servizi di interesse comune”)». La decisione del Comune non è stata un abuso: «Si è trattato, nell’occasione, semplicemente di conferire all’area un assetto, il più logico a quel tempo, non essendo stata ivi progettata alcuna concreta edificazione, pur sempre consentita in futuro». La sentenza prosegue: «L’assunto è espressamente confermato dall’utilizzo nell’oggetto della “Tavola 7” del termine “sistemazione” a proposito del “verde attrezzato”, a torto considerato opera di urbanizzazione dagli appellati, volendo con ciò farsi appunto riferimento a uno stato di fatto autorizzato ma successivamente rimovibile, stante la diversa “destinazione” urbanistica dell’area “a servizi di interesse comune” non a caso ivi contestualmente ribadita».
Gli abitanti avevano protestato anche per la possibile carenza di parcheggi nella zona una volta che l’asilo sarà aperto: «I residenti», dice il Consiglio di Stato, «non possono pretendere un uso esclusivo dei parcheggi pubblici realizzati dal soggetto attuatore in sede di realizzazione dell’intervento in area destinata a servizi d’interesse comune, trattandosi di parcheggi ad uso di tutti i cittadini ed avendo i residenti a disposizione i parcheggi privati».

