Taglia la gola all’amico con una bottiglia rotta

10 Ottobre 2016

Fermato il 24enne Emanuele Cipressi per l’omicidio di Fausto Di Marco La lite dopo gli apprezzamenti a una donna diventata la supertestimone

CHIETI. Ha ucciso l’amico musicista sgozzandolo con una bottiglia rotta. Un colpo secco alla gola che ha reciso la carotide. Fausto Di Marco, 40 anni di Chieti, è morto in venti secondi davanti al Mian Donner Kebab di via Pescara, all’angolo con via Colle dell’Ara, allo Scalo. Erano le 4 di ieri. Esattamente dieci ore dopo, la polizia, con l’aiuto dei carabinieri, ferma Emanuele Cipressi, 24 anni di Chieti.

Lo preleva dalla sua abitazione nel villaggio Celdit, a poche centinaia di metri dal luogo del delitto. E lo accusa di omicidio volontario. Lui, non alla presenza di un difensore che si è riservato di nominare, ammette la lite esplosa per motivi banalissimi: una birra che una ragazza aveva chiesto alla vittima che però deve aver equivocato. Quindi è volata più di una parola di troppo non solo di Fausto. Lei dice di essere stata infastidita e racconta che, ad un certo punto, la vittima avrebbe a sua volta reagito lanciandole un bicchiere di plastica, che però ha colpito Emanuale, innescando la reazione di quest’ultimo. Eppure i due, fino a poco prima, suonavano insieme i bonghi nel circolo 3 Assi, che si trova accanto al kebab, dove si era appena svolta una serata musicale tra universitari. Ma nessuno, ad esclusione della ragazza diventata una supertestimone, dice di aver assistito al momento cruciale, quello del fendente alla gola. E neppure Emanuele Cipressi, padre di due bimbi, si è reso conto dell’effetto di quel colpo sferrato con la bottiglia, una delle tanta bottiglie gettate a terra accanto al locale delle notti universitarie.

Un solo taglio, lungo cinque centimetri e profondo tre, sulla parte sinistra del collo di Fausto, questo è il referto dell’anatomopatologo Pietro Falco, giunto ieri sul posto dopo il pubblico ministero Giancarlo Ciani, il questore Vincenzo Feltrinelli, il capo della mobile Francesco Costantini, il vice Bruno Gasbarri, agenti della volante, che sono stati i primi ad arrivare, e della sezione di pg della procura, oltre naturalmente al 118. Ma torniamo al fendente che ha raggiunto Di Marco alla gola. Da una prima ricostruzione sembrava che il 40enne fosse stato colpito davanti al circolo 3 Assi e che quindi si fosse spostato di qualche metro sul marciapiede, lasciandosi alle spalle una decina di gocce di sangue, tutte refertate dalla scientifica con numeri neri su sfondo giallo.

Invece quelle gocce sono state lasciate da uno dei primi soccorritori usciti dal circolo. Fausto è stato assassinato davanti alla porta del kebab.

L’ultimo sguardo della vittima, rivolto verso il kebab, resta impresso nella mente di Debora, un’universitaria, come un incubo. Di Marco sta morendo, il vetro gli ha reciso di netto la carotide: guarda per un attimo Debora, che si volta verso le amiche per urlare qualcosa, mentre Fausto barcolla, cade sul marciapiede a testa in giù e muore in un lago di sangue.

Il primo ad avvicinarsi al corpo esanime è un altro studente, Paolo, che tasta il polso al quarantenne. Ma il cuore non si sente più battere. In due chiamano il 118, un universitario e uno dei titolari del circolo. Ma non c’è più nulla da fare. Il marciapiede si riempie di giovani che escono dai due locali. Qualcuno ha alzato un po’ troppo il gomito, come dirà molte ore dopo il pm Ciani, durante una conferenza stampa estemporanea in questura. Il magistrato però precisa che l’indagato, pur avendo bevuto, era capace di capire quanto è accaduto. Ma la prima fase delle indagini, quando la polizia ha sequestrato anche il video girato dalla telecamera del ristorante Lo Scoiattolo in via Colle dell’Ara, che dista non più di dieci metri dai 3 Assi, sembrava che non portasse a nulla. Alle 6, circa una ventina di giovani sono stati convocati o portati in questura, insieme con i due titolari del circolo, Giampaolo Zagami e Giuliano Benegiamo, e ai titolari del kebab di cui uno, ieri alle 4,30, ha pensato bene di abbassare la serranda del locale e di andarsene dal luogo del delitto, perché terrorizzato da quanto era accaduto. Tra tutti i testi presi a verbale dalla Squadra Mobile, nessuno sapeva indicare il nome del presunto omicida. Una ragazza, del gruppo di Debora, ha raccontato di aver sentito il rumore di una bottiglia rotta, e di aver visto Di Marco barcollare. Mancava però l’ultimo fotogramma che si è materializzato nel pomeriggio quando la supertestimone si è presentata dai carabinieri. E due ore dopo è scattato il fermo dell’amico della vittima.