Tajani: «Irresponsabile perdere tempo, gli altri Paesi europei devono farsene carico»

«Quello che sta partendo dall'Italia è un grido di dolore e non una richiesta di aiuti economici. E' la richiesta di un intervento serio da parte di tutti gli Stati dell'Unione europea che sono...
«Quello che sta partendo dall'Italia è un grido di dolore e non una richiesta di aiuti economici. E' la richiesta di un intervento serio da parte di tutti gli Stati dell'Unione europea che sono chiamati a farsi carico di una responsabilità per risolvere il problema dell'immigrazione, che va risolto alla radice»: lo ha affermato il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, parlando al congresso nazionale della Cisl e sostenendo che «sarebbe irresponsabile perdere ancora dell’altro tempo».
«Non credo che la solidarietà possa essere mai a senso unico», ha aggiunto Tajani, «gli altri non possono tirarsi indietro». Per l’esponente politico italiano «non è una questione solo della Commissione europea che ha fatto la sua parte, sono gli Stati membri che devono assumersi le loro responsabilità».
Fra le possibili soluzioni da individuare, ipotizza Tajani, c’è mettere mano alla riforma del diritto d'asilo, ma anche «intervenire con un vero piano Marshall in Africa, perché o si risolve il problema il più rapidamente possibile» nei paesi dai quali partono i barconi « o altrimenti, quello che stiamo vedendo oggi sarà moltiplicato per dieci o per cento nei prossimi anni».
«Non credo che la solidarietà possa essere mai a senso unico», ha aggiunto Tajani, «gli altri non possono tirarsi indietro». Per l’esponente politico italiano «non è una questione solo della Commissione europea che ha fatto la sua parte, sono gli Stati membri che devono assumersi le loro responsabilità».
Fra le possibili soluzioni da individuare, ipotizza Tajani, c’è mettere mano alla riforma del diritto d'asilo, ma anche «intervenire con un vero piano Marshall in Africa, perché o si risolve il problema il più rapidamente possibile» nei paesi dai quali partono i barconi « o altrimenti, quello che stiamo vedendo oggi sarà moltiplicato per dieci o per cento nei prossimi anni».

