«Tangente offerta su Telegram» Tre musicisti sono sotto accusa

Indagati per istigazione alla corruzione il compositore pescarese Rendine e altri due orchestrali Secondo la Procura di Palermo avrebbero proposto 50mila euro a un funzionario per agevolare il tour
PESCARA. Una proposta di un tour musicale siciliano avanzata al segretario dell’assessore alla Cultura della Regione Sicilia; un messaggio Telegram con una proposta di una tangente di 50mila euro per far camminare il progetto; la denuncia in Procura del funzionario regionale destinatario del messaggio che fa scattare un’inchiesta nella quale sono attualmente coinvolti tre musicisti di livello nazionale. Il violoncellista Luigi Lanzillotta, la trombettista Marianna Musotto (assistita dall’avvocato Fernando Rucci), e il compositore di fama internazionale, Sergio Rendine, che vive a Collecorvino, che nel luglio dello scorso anno è stato l'ideatore e direttore della seconda edizione del Pescara Liberty Festival in scena all’Aurum. Sono accusati di istigazione alla corruzione dalla Procura di Palermo, per una vicenda che adesso rischia di poter approdare alla procura di Pescara qualora l’eccezione formulata dal legale di Rendine, l’avvocato pescarese Sardini, venisse accolta.
Ma ricostruiamo la vicenda. L’assessorato competente della Regione Sicilia era guidato da Manlio Messina e l’«offerta tangentista», così come ritenuta dalla magistratura palermitana, arrivò tramite messaggio Telegram al segretario dell’assessore, Raoul Russo, che immediatamente si presentò dai carabinieri con quella proposta, facendo scattare l’inchiesta che portò anche all’emissione di una misura cautelare nei confronti della Musotto, individuata come esecutrice materiale, mentre gli altri due come istigatori della condotta corruttiva. I tre, stando al capo di imputazione, nell’aprile del 2021, avrebbero «promesso ovvero offerto, senza alcun esito, a Raoul Russo, quale funzionario dell’assessorato, interlocutore tramite il quale arrivare all’assessore Messina, la somma di 50mila euro a titolo di “regalo” mediante un’operazione contabile di lievitazione dei costi dichiarati nel preventivo presentato all’assessorato per la realizzazione del progetto relativo ad un tour di concerti presso i principali parchi archeologici siciliani dell’Orchestra Sinfonietta di Roma, con il titolo di “Morricone suona Morricone”, il tutto al fine di ottenere un atto contrario ai doveri d’ufficio e, segnatamente, l’approvazione di un finanziamento per la corresponsione del prezzo della corruzione: progetto nel quale la stessa Musotto, in qualità di musicista partecipante agli eventi, avrebbe percepito un compenso pari a 18mila euro». Fin qui l’accusa contestata ai tre musicisti indagati mentre il messaggio Telegram inviato al denunciante segretario dell’assessore recitava così: «I progetti come... sa, sono due. Uno che costa 50mila euro in meno e quello che ti ha mandato Lanzillotta che costa 50mila euro in più dei costi reali. Il gruppo (Roma Sinfonietta, Morricone, Rendine) che ha realizzato questi progetti è di tutti i sostenitori di Fratelli d’Italia e mette a disposizione 50mila euro per chiunque vogliate voi. Cioè un plus “di regalo”. Tu puoi gestire questo plus a tuo piacimento», e poi prosegue ancora con «io sono un ambasciatore della cosa. Non preoccuparti Raoul. E comprendo bene la tua posizione. Era un tentativo suggerito da personaggi romani, per sostenere Fratelli d’Italia in Sicilia. Ma noi non ci entriamo». Senza pensarci due volte il funzionario manda il messaggio in Procura. Agli inquirenti disse anche che dell’iniziativa, che poteva essere interessante, prima di ricevere quel messaggio Telegram, aveva accennato qualcosa all’assessore, ma poi, «quando compresi i dettagli del preventivo sui costi del progetto artistico (circa 460mila euro, ndc) trovai il costo oggettivamente sproporzionato e la cosa attirò molto meno la mia attenzione».
Adesso, nella prossima udienza fissata in Sicilia per il 4 marzo, il giudice dovrà decidere sull’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dall’avvocato di Rendine, Paolo Sardini: se spostare o meno il procedimento a Pescara visto che, secondo l’accusa, il messaggio Telegram sarebbe partito dall’abitazione di Rendine a Collecorvino, dove sembra dimori anche la Musotto.

