«Tante donne capaci ma devono ancora sapersi imporre»

4 Luglio 2019

Imprenditrici, sindacaliste, commercianti, professioniste Ecco come giudicano l’impasse della giunta sulle quote rosa

PESCARA. Nei giorni in cui due donne vengono scelte per ruoli apicali nell’Unione europea, paradossalmente la formazione della nuova giunta del sindaco Carlo Masci ha difficoltà a completare le quota rosa richieste per legge. I partiti della maggioranza di centrodestra fanno i loro nomi, ma propongono solo uomini. Un paradosso alla luce di quanto accade in Europa, e che chiama al dibattito anche chi non segue da vicino le vicende di palazzo di città, in una Pescara dove non mancano certo donne capaci nel mondo dell’impresa, del lavoro o della cultura.
«Non penso che possa essere un problema reperire donne capaci e competenti», risponde sull’argomento l’imprenditrice Deborah Caldora, «non mi piace sottolineare le discriminazioni: forse è più un problema strettamente politico, come spesso accade quando si devono indicare dei nomi, come è anche vero che in politica di donne ce ne sono di meno in generale».
«Le donne sono una grande risorsa e all’interno di una giunta sono fondamentali», dice invece Bianca Saquella, che dirige con la famiglia l’omonima azienda celebre per il suo caffè, «hanno una visione diversa dal mondo maschile, e sono più attente a certi tipi di esigenze che può avere una città, e per questo da loro non si può prescindere».
«Le donne sono troppo intelligenti per fare politica, e perciò tra un po’ torneranno ad esserci solo uomini», ironizza l’imprenditrice balneare Anna Di Giambattista, entusiasta sostenitrice del centrodestra pescarese, «le donne sono molto concrete, e in politica ce ne sono poche perché c’è poca concretezza tra valutazioni da fare, coinvolgimenti, interessi. A me hanno anche chiesto di candidarmi ma ho rifiutato, pur avendo dato disponibilità a collaborare per qualsiasi cosa con l’amministrazione». Sulla questione è telegrafica Irene De Luca, imprenditrice nel settore alimentare, che confida nelle capacità del sindaco: «Carlo Masci saprà splendidamente trovare una soluzione», taglia corto De Luca. «Forse è un po’ anche colpa nostra perché non ci imponiamo abbastanza», afferma Simona Cavalazzi, commerciante, «forse perché la politica deve piacere e le donne sono più attente a cose concrete. Ma serve una “preparazione” che va fatta prima, con l’inserimento delle donne all’interno di partiti e organismi politici: io sono a favore delle quote rosa perché così si comincia, e fu così quando a suo tempo feci politica con Forza Italia».
«Dopo che il centrodestra ha raggiunto l’accordo per andare unito alle elezioni, è inutile fermarsi di fronte a queste difficoltà», sostiene Nella Grossi, coordinatrice delle Donne biancazzurre, «si mettano d’accordo, perché ci sono donne che meritano: per una quota rosa non si può vanificare un risultato elettorale. Sono delusa da una situazione che non fa bene a nessuno». «Mi sembra che il mondo stia andando nella direzione opposta per quanto riguarda le pari opportunità», dichiara Augusta Consorti, prorettore vicario dell’Università D’Annunzio, «le donne non sono seconde a nessuno quando si tratta di governare. Questa situazione rientra un po’ nella difficoltà a rompere una mentalità che le vede ancora come riserve. Non amo le quote rosa, ma evidentemente siamo in un contesto in cui ce n’è ancora bisogno. Ci sono molte donne in grado di governare e anche bene, come dimostrano le recenti nomine ai vertici dell’Europa».
«Il problema fondamentale è che a livello politico le donne vengono inserite solo come tappabuchi», accusa Francesca Carnoso, responsabile dipartimento giuridico Fisac Cgil nazionale, «non si riconosce loro la possibilità di partecipare in modo costruttivo, di incidere nelle scelte e nella gestione della cosa pubblica. È un problema fisiologico di una giunta maschilista quale si è delineata questa: già in campagna elettorale non c’era stata la giusta considerazione. È la classica cultura della destra che governa il paese: non mi stupisce ciò che succede oggi se si ricorre alle donne solo per riempire le liste».
«Da donna che ha sempre lavorato, ho la sensazione che siano le stesse donne a sapersi proporre poco, e quindi c’è una carenza iniziale di donne in politica» sottolinea l’avvocatessa Maria Matilde Cionini, «e poi le donne non votano le donne, come avviene anche negli ordini professionali. Venti anni fa mi feci promotrice di una maggiore presenza femminile nel nostro consiglio degli avvocati, ma solo con l’ultimo rinnovo c’è stata una presenza più consistente. Le donne devono sapersi proporre e sapersi imporre».
©RIPRODUZIONE RISERVATA