Tari, avvisi in ritardo: punita la ditta

4 Maggio 2018

Il Comune blocca il pagamento di 30mila euro. Diodati: «In tanti non hanno neanche ricevuto le missive»

PESCARA. Tassa sui rifiuti, il Comune contesta alla ditta erogatrice il servizio di recapito della modulistica e annuncia la sospensione del pagamento della fattura di 30 mila euro. L’assessore alle Finanze Giuliano Diodati chiede le verifiche sullo stallo nell’erogazione della modulistica che causa ritardi nei pagamenti della tassa da parte dei cittadini. Spiega Diodati: «A causa dei ritardi che si sono verificati nella consegna della modulistica relativa alla Tari, abbiamo inviato alla ditta incaricata dei recapiti un atto di contestazione relativo al servizio di elaborazione, stampa, imbustamento e spedizione avvisi di pagamento Tari 2018, con la relativa sospensione del pagamento della fattura da parte del Comune». Un «atto necessario», precisa l’assessore «perché i nostri uffici hanno riscontrato un oggettivo ritardo sia nell’avvio dell’attività di recapito pari a 11 giorni, sia nella conclusione, considerato che a 30 giorni dalla data prevista per la conclusione dell’esecuzione del servizio non risulta ancora completa la rendicontazione dei recapiti e in tanti non hanno proprio ricevuto le missive». Di qui la richiesta di «spiegazioni prima di procedere a comminare le penali previste dal capitolato. Nell’attesa abbiamo sospeso la liquidazione della fattura di pagamento del servizio pari a circa 30.000 euro». Un’azione «mirata a tutelare l’ente dagli effetti di un servizio non compiuto a regola d’arte, come avevamo chiesto proprio al fine di evitare ritardi e mettere la cittadinanza in condizioni di pagare il dovuto attraverso i modelli recapitati a casa». Sottolinea, Diodati, che ai cittadini è stata data la possibilità di scaricare via internet la documentazione allo scopo di «agevolare gli utenti». Il rispetto dei tempi è importante perché «il servizio è stato promosso proprio a vantaggio di quanti non hanno ricevuto la documentazione e di conseguenza non hanno potuto pagare».