Tari, caccia a 2.300 cittadini irreperibili

12 Aprile 2018

Il 2% dei bollettini non è stato recapitato perché non si trovano i contribuenti. File in Comune per correggere gli importi

PESCARA. Mancano tre giorni alla proroga concessa dal Comune per pagare la prima rata della Tari senza incorrere nel rischio di sanzioni per il ritardato versamento. Ma ci sono ancora problemi per i bollettini. La ditta incaricata di recapitare i modelli F24 precompilati non è riuscita a consegnarli tutti ai 60.100 utenti soggetti all’applicazione della tassa sui rifiuti, perché alcuni contribuenti sarebbero risultati irreperibili. Inoltre, ogni giorno decine di cittadini si mettono in fila davanti agli sportelli del Comune per far correggere gli importi dei bollettini, in quanto è variato, rispetto all’anno scorso, il numero dei componenti del nucleo familiare.
È questa lo scenario emerso ieri all’Ufficio tributi del Comune. Il punto della situazione è stato fatto dalla dirigente Maria Gabriella Pollio. «I bollettini sono stati consegnati quasi tutti», dice, «a Pescara ne sono stati recapitati 45.500; fuori Pescara, cioè a famiglie che non hanno più la residenza nel capoluogo adriatico, circa 6.300. Altri 6.000 modelli F24 sono stati inviati tramite Posta elettronica certificata».
Ne mancano all’appello circa 2.300: la ditta non sarebbe riuscita a consegnarli perché gli utenti sono deceduti, sono risultati irreperibili o, addirittura, si sarebbero rifiutati di farsi consegnare i bollettini. Tra gli irreperibili si anniderebbero anche dei furbetti. In particolare, 1.859 contribuenti risulterebbero trasferiti o sconosciuti all’indirizzo registrato in Comune. Su questi si sta ora concentrando l’attenzione dell’Ufficio tributi. «Abbiamo scoperto», ha raccontato un dipendente, «alcuni cittadini che avrebbero affittato in nero i propri appartamenti e, per non pagare le imposte sulle locazioni e l’Imu, figurerebbero ancora come residenti in quelle abitazioni. L’inganno è emerso perché, nel frattempo i locatari avrebbero sostituito, sulla cassetta delle lettere e sul citofono, i nomi dei proprietari con i loro». Così, quando la ditta incaricata dei recapiti si è presentata alle case di questi contribuenti, non sarebbe riuscita a consegnare i bollettini. Ora, però, questi utenti rischiano accertamenti fiscali sui redditi, sull’imposta sugli immobili e sulla tassa dei rifiuti degli anni precedenti.
C’è poi il problema dei bollettini da correggere. «Ogni giorno», spiegano all’Ufficio tributi, «si presentano ai nostri sportelli una cinquantina di contribuenti che chiedono di modificare gli importi da pagare perché, rispetto allo scorso anno, sono intervenute delle variazioni alla superficie degli immobili o al numero dei componenti dei nuclei familiari». Va ricordato in proposito che, in caso di variazioni di uno o di entrambi i parametri, andrà presentata un’apposita dichiarazioni all’Ufficio tributi, entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui si sono registrate. Ad esempio, se le variazioni sono avvenute nel 2017, la dichiarazione andrà presentata entro la fine del mese di giugno di quest’anno.
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