Tari, cinque giorni per mettersi in regola

Venerdì 30 novembre scade il versamento della quarta e ultima rata, poi scatteranno gli accertamenti e le sanzioni
PESCARA. Entro venerdì prossimo circa 30mila cittadini, che hanno scelto il pagamento dilazionato della Tari, dovranno recarsi in banca o alle Poste per versare l’ultima rata della tassa comunale sui rifiuti. Il 30 novembre, infatti, scade il termine per il saldo finale. Dopodiché, partiranno gli accertamenti e chi non sarà in regola, rischierà multe salate. Mancano, quindi, pochi giorni per effettuare il pagamento con i modelli F24 che il Comune ha inviato nelle case dei contribuenti nel marzo scorso. Chi non dovesse averli ricevuti, o smarriti, avrà la possibilità di scaricarli dal sito Internet del Comune. Ma ecco alcune regole essenziali per non farsi trovare impreparati.
Innanzitutto, bisogna ricordare che la Tari deve essere pagata da cittadini o imprese che possiedono o detengono locali o aree scoperte suscettibili di produrre rifiuti. Sono escluse le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili e le aree condominiali.
I contribuenti, che hanno scelto il pagamento dilazionato dovranno versare, se non lo hanno già fatto, la quarta e ultima rata. Le precedenti scadenze erano fissate al 31 marzo, 31 maggio e 30 settembre. Mentre il pagamento in un’unica soluzione doveva essere effettuato entro il 16 giugno scorso.
Il versamento va fatto con uno dei modelli F24 che il Comune ha inviato nel marzo scorso a casa di tutti i pescaresi. Qualora i modelli di pagamento non siano stati recapitati, oppure non tengano conto dei fatti che determinano un diverso ammontare del tributo dovuto, il contribuente potrà procedere autonomamente al versamento in autoliquidazione calcolando da solo l’imposta e compilando il modello F24. In alternativa, si può accedere al sito Internet del Comune (www.comune.pescara.it) e cliccare sull’icona «Cassetto fiscale». Registrandosi, sarà possibile scaricare i modelli F24 già compilati, purché non ci siano state variazioni che obbligano a ricalcolare l’imposta.
In quest’ultimo caso, si dovrà procedere con il fai-da-te, ricordando che si devono distinguere due categorie di contribuenti: le utenze domestiche, cioè le abitazioni civili e le utenze non domestiche, ossia le attività produttive, commerciali, professionali e artigianali. Per le utenze domestiche, l’importo si ottiene sommando la quota della tariffa variabile a quella fissa, moltiplicata per la superficie in metri quadrati occupata dall’immobile. Il tutto aumentato del 5 per cento che è il tributo provinciale. Per le utenze non domestiche si dovrà moltiplicare la tariffa totale per il numero di metri quadrati, il risultato andrà aumentato del 5 per cento. Ovviamente, il mancato, parziale o tardivo pagamento dell’imposta comporterà il rischio di sanzioni. Gli accertamenti da parte degli uffici comunali dovrebbero cominciare, almeno in teoria, dall’anno prossimo. La sanzione, per chi non sarà trovato in regola, è pari al 30 per cento dell’imposta non pagata. Tuttavia, i contribuenti potranno utilizzare lo strumento del ravvedimento operoso che prevede sanzioni molto più leggere, purché si paghi il dovuto entro un anno dalla scadenza del versamento.
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