Tari, proroga al 30 giugno Non recapitati 8mila avvisi

Il consiglio fissa la data per chi paga la prima rata o in un’unica soluzione E in aula scoppia l’ennesima bagarre per la scarsa puntualità di qualche politico
PESCARA. L’ultimo scontro interno alla maggioranza del sindaco Marco Alessandrini ha messo a rischio l'attesa proroga al 30 giugno del pagamento della prima rata e della soluzione unica della Tari, poi approvata dal consiglio comunale con i voti di 23 consiglieri su 24 presenti.
La bagarre iniziale con il centrodestra e il ritardo calcolato di 5 esponenti della coalizione di centrosinistra, che si sono presentati in aula solo dopo aver ricevuto l’impegno del primo cittadino a rimpinguare con 13,5 mila euro i capitoli di spesa destinati a turismo, commercio e grandi eventi, sottraendoli alla cultura, sono il segnale di un clima tutt’altro che idilliaco tra le schiere Pd.
Tari prorogata. Come recita la nuova delibera approvata in aula, la scadenza della Tari è fissata al 30 giugno sia per chi intende pagare in un’unica soluzione sia per chi preferisce rateizzare l’importo. La modifica del regolamento Iuc doveva essere un passaggio istituzionale per alleviare i disagi dei contribuenti. Invece, si è trasformato in un terreno di scontro.
Il mancato invio dei bollettini, che secondo quanto riferisce l’assessore ai Tributi Bruna Sammassimo sarà completato entro oggi nonostante 8.000 avvisi non recapitati «per difficoltà di accesso al domicilio del contribuente» e per i quali «si provvederà a fare un ulteriore tentativo», si unisce alle accuse di “superficialità” rivolte alla giunta dall’opposizione. «Siamo stati costretti in extremis a prorogare una tassa già scaduta a causa della mancata comunicazione ai cittadini», ha sottolineato Guerino Testa (Ncd), appoggiato da Vincenzo D’Incecco (Forza Italia) che ha rilevato che «gli uffici avevano pronti i ruoli dal 20 aprile, ma non sono stati spediti in tempo».
Maggioranza in crisi. La spaccatura interna al centrosinistra è venuta fuori su un altro tema caldo: la mancanza di fondi destinati a turismo, commercio e grandi eventi, gestiti dall’assessore Giacomo Cuzzi e rimasti a quota zero in base allo schema del bilancio che sarà discusso a partire da oggi. I consiglieri del Pd Francesco Pagnanelli, Piero Giampietro, Fabrizio Perfetto e Leila Kechoud, a cui si è aggiunto l’ex liberale Riccardo Padovano, hanno fatto gruppo e chiesto prima dell’inizio del consiglio un incontro al sindaco. «Il potenziamento di questi settori ci sembra prioritario rispetto alle fondazioni culturali a cui è stato destinato un budget elevatissimo», hanno spiegato a freddo i 5 dissidenti, «il turismo e i grandi eventi, vedi l’Ironman, sono gli unici in grado di rilanciare l’economia di una città che sta morendo e non possono essere ghettizzati. La nostra idea è contenere gli sprechi con la creazione di una fondazione unica». Il muro contro muro ha costretto il sindaco a tornare parzialmente sui suoi passi dimezzando i circa 27mila euro di fondi per la cultura. L’impegno è inserire nel maxiemendamento al bilancio 13,5 mila euro per i capitoli gestiti da Cuzzi, la stessa cifra destinata alle iniziative culturali. «Abbiamo vincoli giuridici da rispettare», spiega Alessandrini, «il tesoretto di quasi 100mila euro è impegnato per il 70% dalle istituzioni culturali di cui il Comune è parte. Restano liberi circa 27mila euro per turismo e cultura, due asset importanti che implementeremo senza ricorrere a debiti fuori bilancio».
La lite in aula. Il faccia a faccia a margine del consiglio tra il sindaco e i 5 consiglieri ha provocato un leggero ritardo nell’inizio della seduta, scatenando una pioggia di critiche dai banchi della minoranza. Alle accuse dell’opposizione, con in testa Marcello Antonelli e Carlo Masci, si è unito il fuoco amico della consigliera Pd Simona Di Carlo, che ha richiamato i suoi colleghi alla puntualità suscitando la reazione piccata di Pagnanelli: «Decida se fare la consigliera comunale o la collaboratrice parlamentare, visto che non è stata presente in molti consigli per garantire il numero legale».
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