Tariffe del trasporto pubblico La Regione conferma i rincari

3 Settembre 2024

D’Annuntiis : «Sono legittimi e dovuti». Ma un errore di Tua nel 2016 diventa un caso

PESCARA. La Regione scopre un errore su un avviso pubblico di Tua del 2016, disinnesca gli attacchi sui rincari dei biglietti dei bus, sferrati alla maggioranza di centrodestra da dieci sigle rappresentative e da tredici consiglieri d’opposizione alla, e conferma gli aumenti del trasporto pubblico locale. Tutto è accaduto nelle ultime 48 ore.
«Gli aumenti sono legittimi e dovuti», sottolinea l’assessore regionale ai Trasporti, Umberto D’Annuntiis. Che potrebbe gridare vittoria, ma non lo fa. Perché la vicenda, che stiamo per ricostruire a tappe, appare clamorosa, per non dire assurda. E se dovesse trovare conferme ufficiali, riserverà grossi sviluppi. Partiamo dalla ricostruzione dei fatti.
LA PRIMA TAPPA.
Il 29 agosto scorso, Luciano D’Amico, leader del Patto per l’Abruzzo, con gli altri dodici consiglieri d’opposizione, deposita in seconda Commissione Trasporti una risoluzione che impegna il presidente, Marco Marsilio, a ritirare la delibera dei rincari delle tariffe, approvata dalla giunta regionale il 26 giugno.
La minoranza contesta fermamente l’adeguamento al tasso di svalutazione calcolato su base Istat (20.22%) con cui la Regione ha giustificato l’aumento del costo dei biglietti.
Ventiquattr’ore dopo questo primo attacco politico, scendono in campo anche dieci sigle rappresentative, dalla Cgil e la Federconsumatori alle associazioni degli studenti universitari abruzzesi, che entrano ancora di più nel merito della questione.
In sintesi mettono a confronto due avvisi pubblici della Tua, la società di trasporto unico regionale: il primo è datato 2016, il secondo 2024. E dai calcoli che le dieci sigle fanno sui prezzi di alcune tratte risulta effettivamente che gli aumenti vanno ben oltre il tasso di svalutazione del 20,22%, sfiorando persino il 40 per cento. Rincari illegittimi, affermano le dieci sigle, che chiedono di sospendere subito la delibera di giunta e di portare la questione dei rincari all’attenzione della Commissione Trasporti. Ma a questo punto accade l’imprevedibile.
LA SECONDA TAPPA.
Negli uffici regionali del Dipartimento Infrastrutture e Trasporti, ieri mattina, qualche attento funzionario si accorge che il confronto tra le tariffe vecchie e nuove, su cui si basa la contestazione delle dieci sigle, è stato fatto utilizzando l’avviso pubblico di Tua del 2016 che conteneva un evidente errore.
Anche nel 2016, ci fu una delibera, dell’allora giunta di centrosinistra guidata da Luciano D’Alfonso, che stabilì degli aumenti, legittimi e dovuti, ma che la Tua non riportò correttamente sull’avviso esposto al pubblico. Per essere più chiari: il biglietto per una sola tratta, ad esempio, venne aumentato in delibera a 1,20 euro, ma sull’avviso comparve la cifra di 1,10 euro. Lo stesso inghippo si ripete per tutte le altre tratte (vedi le tabelle in pagina). Questo errore di otto anni fa ha sortito due effetti.
IL DOPPIO EFFETTO.
Innanzitutto ha indotto, in buona fede, le dieci sigle a calcolare un incremento (da 1,10 euro agli attuali 1,40, limitandoci alla sola tratta uno) superiore a quello legittimo. Ma soprattutto ha fatto venire alla luce una situazione molto delicata perché, se le cose stanno in questo modo, i pendolari di quelle tratte, per ben otto anni, hanno pagato di meno il biglietto del bus. Lo hanno fatto da quando Tua era presieduta dallo stesso D’Amico fino alla presidenza attuale di Gabriele De Angelis, con la precisazione che non spettava loro accorgersi dell’errore ma era un compito del settore tecnico-amministrativo. Sta di fatto che da ieri mattina la Regione ha scoperto che Tua avrebbe, per anni, incassato di meno. Ma su questo aspetto l’assessore glissa, anzi usa un tocco di fioretto. Così come non cita le dieci sigle. La sua replica, infatti, è esclusivamente politica.
PARLA D’ANNUNTIIS.
«I consiglieri di minoranza impiegano due mesi per fare qualche conto e per giunta lo sbagliano, non so se dolosamente o per errata lettura degli atti», esordisce l’assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti, D’Annuntiis, «a tal proposito li invito a consultare bene la delibera 548 del 2016 e a confrontarla con la 374/2024 dello scorso giugno. Nessun aumento aggiuntivo è stato previsto rispetto a quello del tasso di inflazione registratosi dal 2016 al 2024. D’Amico e i suoi consiglieri», afferma il componente della giunta Marsilio, «riportano erroneamente i dati sulle tariffe precedenti, sbagliando la delibera di riferimento, al fine di evidenziare percentuali di aumento non corrette. Inoltre, in merito alle proposte avanzate a mezzo stampa dalla minoranza (in realtà le proposte sono protocollate nella risoluzione presentata in Commissione, ndr), si precisa che per l’adeguamento del fondo nazionale dei trasporti sta lavorando da tempo la competente Commissione Infrastrutture della Conferenza delle Regioni, quindi non c’è bisogno di alcun ulteriore tavolo. Così come sono già previste le agevolazioni per i cittadini a basso reddito, per gli studenti e per gli over 65, dimostrando attenzione per le fasce più deboli della popolazione».
D’Annuntiis, come si diceva, non entra nel merito dell’avviso pubblico di Tua errato, ma allega al suo intervento una tabella con gli aumenti reali rispetto alle tariffe deliberate nel 2016 «che, sono certo», conclude, «il presidente Luciano D’Amico e i dirigenti del tempo abbiano fatto applicare durante il loro mandato alla Tua».