Tassa sui rifiuti, lunedì 1° giugno scade la prima rata per le famiglie

Domani arriva in consiglio la delibera per il rinvio del pagamento ad agosto, ma solo per le imprese Il centrosinistra punta a inserire nella proroga anche i cittadini che non hanno lavorato in questi mesi
PESCARA. Si avvicina la prima scadenza dell’anno per le imposte locali. Entro lunedì primo giugno (la scadenza sarebbe il 31 maggio, ma slitta di un giorno perché è domenica) le cosiddette utenze domestiche, ossia le famiglie pescaresi, si dovranno recare in banca o alle Poste per pagare la prima rata della tassa sui rifiuti. A meno che non si sia scelto di versare la Tari in un’unica soluzione, il cui termine resta fissato al 16 giugno.
Nei giorni scorsi, l’amministrazione comunale ha deciso di rinviare la scadenza della prima rata al 31 agosto solo per le attività produttive che sono rimaste chiuse durante l’emergenza coronavirus. Ossia, quelle che sono state costrette a chiudere in base ai provvedimenti del governo e della Regione e quelle che hanno deciso volontariamente di farlo, per le quali sarà necessaria la compilazione di un’autocertificazione per attestare l’avvenuto periodo di chiusura. Ovviamente, il rinvio della prima rata ha fatto slittare anche la scadenza della seconda al 30 settembre e della terza al 31 ottobre, mentre il pagamento della quarta e ultima resta fissato al 30 novembre. La delibera per il rinvio, presentata dall’assessore ai tributi Eugenio Seccia, andrà all’esame del consiglio comunale convocato domani per procedere alla ratifica definitiva.
Il centrosinistra ha già presentato quattro emendamenti per far rientrare nelle categorie beneficiarie della proroga anche i cittadini che non hanno lavorato durante la fase del lockdown. «Più precisamente», ha spiegato il consigliere del Pd Piero Giampietro, «le famiglie nelle quali l’unica fonte di reddito sia costituita da reddito di lavoro autonomo derivante da attività economiche che hanno chiuso; i contribuenti con reddito di lavoro dipendente, il cui datore di lavoro ha fatto ricorso agli ammortizzatori sociali; i cittadini che beneficiano del reddito di cittadinanza, del reddito di emergenza, o di altri strumenti similari introdotti per lavoratori autonomi e dipendenti, precari e non, colpiti dall’emergenza coronavirus».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

