Tasse sui rifiuti e sulle abitazioni: il Comune scopre 2.600 evasori

6 Gennaio 2020

Presentati i risultati dell’attività di accertamento condotta da gennaio a dicembre dell’anno scorso Le imposte non versate superano i 5 milioni, l’Imu al primo posto per le irregolarità riscontrate

PESCARA. L’anno scorso, oltre 2.600 contribuenti pescaresi non hanno pagato, o hanno sbagliato a versare, le tasse comunali. È quanto emerge dal report che Adriatica risorse, la nuova società dell’ente cui è stata affidata la gestione delle entrate locali, ha inviato nei giorni scorsi al dirigente dei Servizi finanziari comunali, dove sono indicati con precisione tutti i dati riguardanti l’attività di accertamento condotta da gennaio a dicembre dell’anno scorso. Attività cominciata dal Servizio tributi del Comune e poi proseguita da Adriatica risorse quando è subentrata a luglio nella gestione dei tributi locali.
SETTE ANNI DI IMPOSTE EVASE. I controlli hanno riguardato tutte le tasse comunali degli ultimi sette anni, cioè dal 2013 fino all’anno scorso. Gli accertamenti si sono concentrati, in particolare, sull’Imu, sulla Tari e sulla Tares, cioè la vecchia tassa sui rifiuti. Il lavoro svolto dagli uffici del Servizio tributi e di Adriatica risorse hanno prodotto ben 2.643 provvedimenti, per un importo totale di 5.413.847 euro, che si sono tradotti in altrettanti avvisi di accertamenti inviati o da inviare ai contribuenti risultati non in regola con i pagamenti. E, nelle prossime settimane, la società provvederà anche ad inviare l’elenco dettagliato dei provvedimenti emessi relativi agli importi indicati. Il quadro che emerge dai controlli è piuttosto disarmante. Centinaia di contribuenti, in alcuni casi migliaia, non pagherebbero regolarmente le tasse locali, con il rischio di dover versare poi anche le multe. In proposito nel report, inviato al dirigente, ci sono sia gli importi delle tasse non pagate, che le sanzioni, gli interessi e persino le spese di notifica, tutti a carico dei presunti evasori.
IMU, LA TASSA PIÙ ODIATA. Stando ai risultati degli accertamenti effettuati dagli uffici, sembra che l’Imu sia la tassa più evasa e, forse, la meno amata dai pescaresi. Dai controlli è emersa una miriade di irregolarità, al punto che l’imposta sugli immobili si è guadagnata il primo posto tra i tributi con maggiore percentuale di evasione.
Per l’Imu del 2013 sono stati emessi 8 avvisi di accertamenti per il presunto mancato pagamento dell’imposta pari a 30.871 euro. A questa cifra si dovranno poi aggiungere 9.261 euro di sanzioni, 762 di interessi e 26 di spese di notifica. Il caso peggiore è stato registrato per l’anno successivo, il 2014, con ben 1.102 avvisi, 2.220.622 euro di tributo evaso, 637.686 di sanzioni, 45.992 di interessi e 6.111 di spese di notifica. L’elenco che riguarda l’Imu prosegue con il 2015 (253 avvisi e 525.730 di imposta), 2016 (266 e 650.494), 2017 (228 e 615.623), 2018 (123 e 358.574). Infine, il 2019 (solo un avviso per una presunta evasione di 2.716 euro).
MULTE PIÙ ALTE DELLA TASSA. I controlli degli uffici non hanno risparmiato nemmeno la tassa sui rifiuti. E in questo caso c’è da registrare un paradosso: l’importo complessivo delle sanzioni supera di gran lunga quello del tributo accertato.
È così per la Tares del 2013, ossia la vecchia tassa sui rifiuti e anche per la Tari, dal 2014 al 2018. Per la Tares è emersa una presunta evasione di 23.582 euro, mentre le sanzioni applicate ammontano a 43.183. Per i cinque anni della Tari, l’importo della tassa accertato è di 985.635 euro, quello delle sanzioni è addirittura di 1.606.526 euro.
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