Tavoli all’aperto ridotti, i gestori insorgono: «Gli incassi sono crollati»

31 Gennaio 2023

L’annunciato giro di vite sui controlli ha esasperato il clima già pesante E le associazioni chiedono un confronto immediato con il Comune

PESCARA. Per il momento non c’è stato ancora nessun controllo, ma per le associazioni le regole sui tavolini all’aperto per i locali del centro, così come sono state impostate dall’amministrazione comunale, non vanno affatto bene, rappresentano un danno alle attività commerciali e vanno riviste.
Ecco perché i referenti di categoria restano in trepidante attesa di un incontro a Palazzo di Città. E in attesa che a maggio il Tar si pronunci in merito al ricorso degli esercenti, sulla determina firmata dal precedente dirigente Aldo Cicconetti, che ha ridimensionato il numero di sedie e tavoli a disposizione dei locali della zona di piazza Muzii, la dirigente del settore Provveditorato e patrimonio, Federica Mansueti, nei giorni scorsi ha predisposto nuovi moduli per richiedere le autorizzazioni con cui si applica il regolamento del canone unico patrimoniale. Gli esercenti dovranno rispettare quanto prescritto, altrimenti rischiano di incorrere in sanzioni.
«Al momento non ci risultano verifiche e controlli», chiarisce Gianni Taucci, direttore di Confesercenti Pescara, «ma di certo c’è che la riduzione dei tavolini ha determinato un minor incasso delle attività. Pescara viaggia al contrario», prosegue, «considerato che in tutta Italia è stata data la possibilità di mantenere l’aumento del suolo pubblico, a pagamento, che poteva essere un’opportunità per le imprese. A questo punto attendiamo l’esito del ricorso al Tar di maggio, ma ancora prima di conoscere come si concluderà la richiesta di risarcimento danni da parte dei residenti. Noi continuiamo ad essere scettici sul fatto che i rumori antropici siano una responsabilità degli operatori».
Si dice «arrabbiatissimo», Riccardo Padovano, presidente di Confcommercio che in associazione ha convocato una giunta proprio per affrontare la questione dei regolamenti. «È assurdo che alle attività si impone di rientrare i tavolini ogni sera, considerato che ci possono essere dei locali che non hanno spazi a sufficienza all’interno. Forse si sono dimenticati che l’occupazione del suolo pubblico costa ed è anche cara. Non critico le tariffe, ma la loro applicabilità. Per un dehor, che è una struttura chiusa, viene praticato un costo annuale, mentre per le occupazioni all’aperto gli esercenti sono costretti a pagare tariffe giornaliere. La somma di 365 giorni diventa una tombola».
Si aspetta una convocazione immediata il direttore di Confartigianato, Fabrizio Vianale, «per discutere su una bozza concreta. Al momento esiste una determina emessa da un dirigente che ora non ricopre più quell’incarico, un ricorso al Tar pendente, e una volontà annunciata dall’amministrazione di voler rivedere il regolamento rendendo le occupazioni all’esterno proporzionali a quelle all’interno. Ci devono convocare per capire come modificare realmente, e noi chiederemo tutto lo spazio possibile, in modo omogeneo, che rispetti il codice della strada. Così entrano più soldi al Comune, da reinvestire, e si rendono le zone più belle, servite e ordinate». Auspica una concertazione anche Luciano Di Lorito, referente per il commercio di Cna.
«Speriamo che nella fase di riorganizzazione del regolamento, ora sub iudice, ci sia un nostro coinvolgimento. Se la sentenza dovesse accogliere quello che dicono i commercianti, va rivisto tutto. Il commercio vive una crisi strutturale, e se non si fa squadra si rischia di non produrre nulla di buono».