Tecnica non invasiva senza anestesia totale con l’équipe di Rosati

3 Gennaio 2016

Giovane donna abruzzese rientra da New York, dove vive, per operarsi a Pescara in day hospital a una cisti ovarica

PESCARA. Da New York a Pescara per un intervento unico nel suo genere. È accaduto pochi giorni fa nel reparto di Ginecologia diretto da Maurizio Rosati, luminare nel campo della chirurgia dedicata alle donne. È la storia di A.A., giovane donna abruzzese che da tempo vive e lavora nella Grande Mela. Una ragazza come tante, ma con una cisti ovarica che non accenna a ridursi e che le crea problemi e fastidi. Nei centri che consulta negli Stati Uniti le dicono che è il caso di asportarla, ma lei preferisce chiedere un altro parere, questa volta a Pescara.

«Sapevo che era un centro di eccellenza e ne avevo sentito parlare molto bene», racconta la donna, «poi mi avevano detto che l’intervento a cui dovevo essere sottoposta avrebbe avuto una degenza inferiore e tempi di recupero minori, visto che veniva fatto senza anestesia generale».

«Ha portato con sé gli esami effettuati a New York», racconta Maurizio Rosati, «e io le ho confermato la necessità di togliere la cisti. Tenendo conto anche della giovane età, le ho proposto di fare l’intervento da noi, nell’ospedale di Pescara, con la tecnica Olics in anestesia locale». Quella inventata da Rosati e messa a punto insieme alla sua équipe nell’ospedale pescarese, con la piena collaborazione dell’unità operativa di Anestesia diretta da Rosario Spina, è una tecnica di laparoscopia “dolce” da poco pubblicata su una delle riviste scientifiche internazionali più autorevoli, Journal of the Society of Laparoendoscopic Surgeons.

«È il primo esempio al mondo di asportazione di masse cistiche solo con anestesia locale sull’ombelico e leggera sedazione cosciente della paziente», spiega Rosati.

«L’operazione è andata benissimo», continua la paziente, «mi hanno fatto solo una leggera sedazione e quando sono risalita in reparto ero completamente sveglia, mi sentivo bene, come se non fosse successo nulla. Ho deciso di rimanere una notte in ospedale solo per mia tranquillità personale. Tra New York e Pescara, quest’ultima mi ha offerto una cosa in più, un intervento più avanzato. Sono felice della mia scelta».

«Abbiamo eseguito l’intervento alle 9 del mattino», riprende Rosati, «nel pomeriggio, la paziente era già in piedi e dimissibile. Non abbiamo tolto l’ovaio con la cisti, ma solo la cisti, ricostruendo l’anatomia. Un intervento di chirurgia ricostruttiva da sveglia, eseguito in venti minuti».

Tutto è andato per il meglio, come per le oltre settanta pazienti che negli ultimi mesi sono state operate con questa tecnica innovativa.

«Non c’è intubazione», spiega Rosati, «non c’è anestesia generale, quindi né una fase di addormentamento né di risveglio. I tempi di permanenza in ospedale sono talmente ridotti che la paziente può uscire il giorno stesso. È come andare dal dentista! Da Stoccolma a Parigi, da Londra a New York, non esiste ancora nulla di simile».

La tecnica messa a punto da Rosati è stata presentata lo scorso ottobre al congresso nazionale di Ostetricia e Ginecologia di Milano, e più recentemente al convegno pescarese sulla robotica.

«Ci sono molte pazienti che vengono dal Nord Italia», aggiunge il primario, «e molte storie di serenità accompagnano questo tipo di intervento. Dal reparto le seguiamo tutte, anche chiamandole nei giorni successivi all’operazione. Una di queste pazienti, che aveva asportato entrambe le ovaie alle 9 di mattina, alle tre del pomeriggio dello stesso giorno è ripartita per tornare a casa e all’altezza di Modena si è fermata in trattoria a mangiare i passatelli in brodo, un piatto non proprio leggero!».

I racconti legati a questa nuova esperienza chirurgica sono tanti, in tutti prevale un senso di maggiore tranquillità nell’affrontare un momento difficile legato al proprio benessere e alla propria salute. Una buona notizia per le donne, prima di tutto per quelle abruzzesi, soprattutto visti i passi avanti che vengono compiuti di giorno in giorno.

Circa un mese fa infatti, Rosati e la sua équipe hanno eseguito il primo intervento di robotica single-site, in pratica senza cicatrici e con una mini invasività, su paziente sveglia. L’operazione è stata eseguita dal singolo accesso ombelicale, sempre anestetizzando l’ombelico e con una leggera sedazione della paziente.

«È una nuova filosofia di lavoro», osserva Rosati, «in cui chirurgo e anestesista si parlano continuamente per modulare la sedazione e rendere tutto più leggero e meno invasivo per la donna».

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