Telecamere nascoste mentre fissano i prezzi della droga: la riunione che incastra il clan

È uno dei punti fermi dell’accusa: la necessità di creare un cartello delle tariffe E nelle intercettazioni, gli ordini dettati dal carcere dal presunto capo Spinelli
PESCARA. Il cartello voluto dai membri della presunta associazione mafiosa dei rom del Ferro di Cavallo, finita nella rete della distrettuale antimafia dell’Aquila che ha ottenuto 20 arresti, diventa uno dei punti centrali dell'inchiesta, in relazione alla contestazione di associazione di stampo mafiosa mossa dal pm Stefano Gallo.
LA RIUNIONE Quella riunione, alla quale parteciparono praticamente tutti gli appartenenti alle famiglie Spinelli e Ciarelli e i loro accoliti (ripresi dalle telecamere dei carabinieri che hanno condotto le indagini), diventa un punto fermo per l’accusa, per dimostrare la forza dell’associazione. La necessità di creare un cartello per calmierare i prezzi della droga, nasce dal fatto che qualcuno, nella zona, stava praticando prezzi più bassi, danneggiando gli introiti delle famiglie e quindi andava trovata una soluzione.
LE DONNE E LA DROGA Ed ecco che la “reggente” Erminia Papaccioli, moglie di Valentino Spinelli, il “capo indiscusso” che si trova in carcere, da dove dirige tutte le attività utilizzando sia la moglie sia i telefonini fatti entrare in carcere, subito dopo la riunione chiama Jessika Spinelli (l'unica uscita dal carcere subito dopo l’arresto, per andare ai domiciliari dopo l'intervento della sua legale, Melania Navelli, in quanto in stato avanzato di gravidanza) per farsi aggiornare. «A Jè ma stanno ancora là», dice Erminia. «No, no, abbiamo fatto», risponde Jessica. «Eh vabbò 15 euro la “giungalè” (“quella brutta”, tradotto dalla lingua Romanì, termine con il quale viene indicata l'eroina ndr)...guattakalò 80 euro (“quella bella” e cioè la cocaina ndr), quell’altra cotta (crack) a 100». E Papaccioli precisa: «Quello che facevo io». Poi Jessika riferisce che alla riunione hanno fatto partecipare anche Marcello Belisario (detto Spinelli Maicol) anch’egli responsabile di aver praticato prezzi più bassi per la vendita dello stupefacente. E Papaccioli chiede spiegazioni, «visto che Belisario», scrive il gip, «spaccia al di fuori del Ferro di cavallo e tecnicamente non appartiene al fronte comune del sodalizio in esame». E Jessika spiega a sua cognata che il prezzo concorrenziale di Belisario avrebbe comunque potuto rallentare gli affari del sodalizio, in quanto gli acquirenti avrebbero preferito recarsi da costui piuttosto che al vicino Ferro di cavallo: «Perché sennò vanno... la gente di qua va tutto là dopo, ecco che c’entra».
GLI ORDINI DAL CARCERE La forza intimidatrice esercitata da Valentino Spinelli (difeso dall’avvocato Pasquale Provenzano), nonostante si trovi rinchiuso in carcere, si comprende anche in relazione a un episodio, un equivoco che nasce da alcune frasi riportate dalla moglie a Valentino, riguardo a Jhonny Di Pietrantonio. Valentino si fa lasciare alcuni numeri di telefono, fra cui quello di Jhonny, per ribadire il suo ruolo in quanto pensava che Di Pietrantonio avesse intenzione di mettersi in proprio. Parla al telefono (sempre dal carcere) con Daniel Ciarallo, e riferendosi a Di Pietrantonio, gli dice: «Dicono che Jhonny ha detto qualcosa di sbagliato. Digli a Jhonny che io non c’ho trent'anni da scontare, posso pure riuscire, digli che non scherzasse proprio per niente». E poi, parlando con Dennis Di Lorito dice: «Ma come è sto fatto, che tu e tuo cognato volete fa i grossisti sa dentro, al Ferro di cavallo. Perché mi è venuto all’orecchio che volete fa un po’ le cose strane». Ma lo tranquillizzano: era solo un equivoco.
I COMPLIMENTI E LE BOTTE Un altro episodio che mette in rilievo «la caratura della famiglia di Valentino Spinelli e la sua indole violenta», riguarda le avances che la moglie Erminia avrebbe subìto da un “cliente” dello spaccio. Un approccio sessuale alla moglie del boss con parole tipo «sento freddo, sto qua fuori, sei bona», non può passare indenne, e quando la donna riferisce la questione al marito in carcere, questi prende provvedimenti e organizza la spedizione punitiva nonostante le scuse fatte arrivare dal responsabile. «Domani lo andiamo ad acchiappare a casa», dice uno degli uomini di Valentino ad Erminia. Quest’ultima «teme le conseguenze di un’azione del genere», scrive il giudice nella misura, «che gli fate? Poi finite in mezzo ai casini», rimarcando il fatto di essere stata costretta a dirlo al marito, temendo che lo avesse potuto sapere da altri canali. E Ciarallo la tranquillizza: «Ha sbagliato e deve pagare, domani gli diamo una tritatura e finisce la storia». Tutti i big del quartiere si mobilitano e la stessa famiglia del “cliente” chiede scusa al capo pregandolo di lasciar stare i figli. Ma poi la spedizione programmata non va a buon fine, perché il cliente prima si nasconde dal padre, poi lascia proprio l’Abruzzo e va al nord Italia dove viene arrestato. E finisce in carcere a Vasto.

