Tentato omicidio di Civitaquana Fasciani: ho reagito alle minacce

1 Giugno 2024

Dalle intercettazioni registrate nel carcere le prime verità sui colpi contro lo zio e la compagna E nel secondo procedimento spunta anche un presunto giro di droga che voleva tenere segreto

CIVITAQUANA. Per la prima volta da quando Nico Fasciani è finito in carcere per il duplice tentato omicidio dello zio Giancarlo e della compagna di quest'ultimo, Paola Palma, l'imputato fornisce qualche giustificazione su quella sparatoria avvenuta il 17 maggio 2023 nella casa dello zio a Civitaquana.
La difesa di Nico, rappresentata dagli avvocati Maura Morretti e Guido Carlo Alleva, aveva avanzato richiesta di rito abbreviato (accolto dal gup Mariacarla Sacco), condizionato alle trascrizioni degli ambientali che erano stati registrati all'interno del carcere. Colloqui tra Nico e i suoi genitori, dove per la prima volta l'indagato, che non ha mai voluto rispondere alle domande del gip in sede di interrogatorio di garanzia, ma neppure successivamente a quelle del pm Fabiana Rapino, si apre con la famiglia. E nell'udienza di ieri, sono stati sentiti i due periti che hanno fornito delle anticipazioni estremamente importanti ai fini della decisione del giudice (la trascrizione completa dovrà essere depositata nei prossimi giorni). Due gli aspetti di rilievo emersi da questo esame: il primo riguarda la pistola che Nico aveva con sé quando, quella sera, entrò a casa dello zio, chiese di andare in bagno, e poco dopo ne uscì sparando otto colpi di pistola che ferirono gravemente Giancarlo Fasciani e Paola Palma. Ai genitori, in carcere, Nico avrebbe detto che quella pistola la teneva sempre con sé per il timore che qualcuno potesse rubargliela: non era andato a prenderla di proposito a casa per andare poi dallo zio; secondo punto, ancora più importante forse, che sarebbe stato provocato dalle due vittime con qualcosa di metallico che si trovava sul tavolo e che quindi avrebbe reagito ad una sorta di minaccia. Quanto sia attendibile questa versione che viene fuori da un ambientale, lo stabilirà il giudice, ma sta di fatto che per la prima volta Nico fornisce una spiegazione su quella sua visita a casa dello zio. E che dietro questa vicenda, della quale Nico non ha mai voluto dare spiegazioni forse per timore di ritorsioni, ci siano questioni legate alla droga è sempre più probabile. Questo anche in relazione ad un secondo procedimento giunto alla fase della richiesta di processo che riguarda Nico, suo zio Giancarlo, la compagna Paola e altre due persone: Marco Fasciani e Illia Kravets. L'imputazione, stilata dallo stesso pm Rapino, parla di cessioni e detenzione di droga (cocaina, hashish e marijuana). Nico e Marco, ad esempio, vengono accusati di aver detenuto erba non per uso personale, «in un barattolo nascosto in località "Ciritt" di Civitaquana, all'interno di un canale di scolo dell'acqua piovana, parte della quale veniva ceduta». Si parla di cessioni «a crik» (pagando la droga dopo un po’ di tempo) e addirittura lo zio Giancarlo e la sua compagna, vengono accusati di aver ceduto allo stesso nipote della cocaina. Insomma, il vero movente di quel tentato duplice omicidio probabilmente risiede proprio in un giro di droga che Nico voleva tenere segreto.
Adesso il gup Sacco, in relazione al procedimento che vede imputato Nico Fasciani per il tentato omicidio, ha rinviato l'udienza per la discussione del pm al 19 giugno. Parti civili sono Paola Palma (assistita da Cinzia Marganella), la figlia di Giancarlo Fasciani (rappresentata da Giulio Fierini) e lo stesso zio, in persona della curatrice speciale, l'avvocatessa Patrizia Penne, difesa da Emanuela Rosa.