Terme ancora nell’incubo: rischio chiusura il 31 luglio

Vertice in Regione tre giorni dopo la riapertura dell’impianto per le cure Sindacati insoddisfatti: la società non dà risposte sul futuro di oltre 180 lavoratori
PESCARA. Terme di Caramanico, si naviga a vista. Il peggio non è ancora passato e il futuro dei lavoratori è ancora incerto. Le maestranze assunte per consentire la riapertura, lunedì scorso, dell’impianto termale di via Torre Alta «hanno contratti part time, per 30 ore settimanali, fino al 31 luglio prossimo». Poi si vedrà.
È quanto rivela Alessandra Di Simone, segretaria generale del sindacato Filcams Cgil di Pescara, che ieri pomeriggio ha partecipato all’incontro, con il segretario generale Cgil Luca Ondifero, i dirigenti regionali Germano De Sanctis e Iris Flacco, Davide Frigelli di Fisascat Cis e Bruno Di Federico di Uiltucs Uil e alcuni lavoratori delle terme, nella sede regionale di via Passolanciano.
La riunione è stata convocata dall’assessore alle Attività produttive Mauro Febbo per pianificare i nuovi step e fare il punto sul futuro occupazionale delle maestranze dello stabilimento termale di Caramanico a quattro giorni dalla riapertura, dopo mesi di chiusura che hanno messo in ginocchio un indotto di centinaia di famiglie. Ma il braccio di ferro tra società concessionaria e Regione, continua.
Al vertice, oltre al sindaco di Caramanico, Luigi De Acetis accompagnato da due consiglieri di maggioranza, era presente Franco Masci, liquidatore della società concessionaria.
Il suo intervento non ha soddisfatto i vertici della Filcams: «Non ci sono notizie confortanti. L’azienda non ha svelato il piano industriale perché secondo noi non c’è, non ha accettato la nostra proposta di un incontro per decidere il futuro dei lavoratori, non ha fornito neppure i numeri precisi delle assunzioni, 30 o 40, o forse 50, come sappiamo noi. E gli altri, oltre 150 persone, per ora restano fuori. Senza stipendio e in attesa di essere richiamate. La precarietà dei lavoratori, dunque, continua». «Abbiamo appreso, durante l’incontro», afferma preoccupata Di Simone, «che i dipendenti attuali hanno contratti part time di 30 ore settimanali e solo fino al 31 luglio». E poi? «Non abbiamo certezze che si possa proseguire fino a ottobre, anche se non crediamo ci siano problemi a continuare fino a settembre» ipotizza la sindacalista che ha intenzione di organizzare un incontro con gli organici «assunti e non» per la prossima settimana. Secondo Filcams, la società «prende tempo e non decide, chiede alla Regione i fondi per continuare e poi penserebbe ad un piano di rilancio, la Regione replica: prima il piano e poi i soldi. Si naviga a vista. Febbo vuole un altro incontro fra 15 giorni. C’è da risolvere la questione del concordato, se non verrà concesso dal tribunale si arriverà al fallimento della società. Ciò vorrebbe dire disoccupazione per tutti e per anni, prima che si rinnovi l’iter di una nuova concessione». Al momento solo l’hotel Terme Majella, collegato all’impianto, è aperto. La pentastellata Reserve resta chiusa. La sindacalista riporta le parole del patron: «Masci dice che La Reserve non può riaprire perché necessita di circa 70mila euro di adeguamenti infrastrutturali, costi che per ora la concessionaria non si accolla e al momento la struttura non dà garanzie di incassi».

