Terme, ecco il piano di rilancio: più servizi e stagione prolungata

10 Agosto 2019

L’assessore Febbo incontra società e sindacati: quest’anno niente stop e nel 2020 riaprirà la Réserve Si attende il via libera da Roma per consentire l’erogazione di altre prestazioni a carico della Regione

PESCARA. Si aprono nuove prospettive per le Terme di Caramanico che quest’anno hanno riaperto i battenti solo il 15 luglio e con orario ridotto (solo la mattina). Ma l’obiettivo è quello di riattivare la Réserve (che è tuttora chiusa), ampliare le prestazioni e anche allungare il periodo di attività. Due giorni fa se n’è parlato in Regione nel corso di un incontro con l’assessore al Turismo e alle Attività produttive Mauro Febbo a cui hanno partecipato i rappresentanti della società concessionaria (in liquidazione, che ha chiesto il concordato), i sindacati e il sindaco Luigi De Acetis.
«La delibera per l’assegnazione alle Terme di tre milioni e 200mila euro c’è già», spiega Febbo, «e ora va firmato il contratto». Intanto, si sta lavorando anche su un altro fronte perché si attende il via libera da Roma a un progetto che sta portando avanti l’assessore regionale Nicoletta Verì che consentirebbe «a tutti gli abruzzesi di usufruire alle Terme di Caramanico anche di altre prestazioni, riconosciute dall’Inail.
Se arrivasse il via libera, queste prestazioni diventerebbero a carico della Regione (ora sono a pagamento) e la società delle Terme, ampliando le attività, potrebbe fruire di tutti i fondi che ogni anno vengono messi a disposizione dalla Regione. Fino ad ora, invece, ha usufruito solo di circa due milioni e 600 mila euro, lasciando la parte restante inutilizzata. In questo modo si eviterebbe agli abruzzesi di rivolgersi altrove per queste prestazioni».
Una risposta a livello ministeriale è attesa entro il 30 novembre ma prima di allora ci sarà un nuovo incontro, annuncia Febbo, che ha ricevuto l’annuncio della società dell’apertura della Réserve, «il prossimo anno», del proseguimento della stagione attuale («non è vero che si chiude ad agosto») e del numero di lavoratori «in crescita, anche se sono meno dello scorso anno». L’interesse della Regione, conclude l’assessore, «era di salvaguardare i posti di lavoro e di non danneggiare l’immagine del termalismo abruzzese, e ci siamo riusciti. Quello che abbiamo fatto fino ad ora deve essere accompagnato da altro, e credo che lo faremo nel 2020», annuncia Febbo parlando della «volontà di affrontare anche la questione degli impianti sciistici», per assicurare un flusso turistico a Caramanico anche nei mesi invernali, «ma su questo serve un confronto con il parco».
Sicuramente la strada che si vuole seguire è quella della destagionalizzazione, per fare in modo che le Terme non lavorino solo nei mesi più caldi dell’anno. Con il processo indicato dalla Regione, commenta Davide Frigelli della Fisascat Cisl, «l’occupazione delle Terme sarebbe più stabile e ne gioverebbe anche l’indotto», tanto più che dall’anno prossimo si potrebbe procedere con la concessione triennale, per cui il commento sulla riunione di due giorni fa non può che essere «positivo». Si dice «mediamente ottimista» Alessandra Di Simone, della Filcams Cgil. «L’incontro è andato meglio del previsto perché la Regione ha deciso di sostenere la società e il territorio, e noi verificheremo che le promesse vengano realizzate. Per ora il percorso della vertenza è positivo ma resta la preoccupazione per gli altri lavoratori, quelli che devono essere ancora reinseriti. La nostra speranza è di ricollocare quante più persone possibili: a oggi sono impiegate 60 unità ma un centinaio sono fuori» e, di questi, 60 lavoravano alla Réserve. Se il piano di cui si è discusso nei giorni scorsi andrà in porto «si lavorerà di più e lavoreranno più persone».
Bruno Di Federico, della Uiltucs, annuncia che non abbasserà l’attenzione, anzi «i sindacati faranno da supervisori sugli impegni assunti dalla Regione che appaiono fondamentali per la presentazione, da parte dell’azienda, di un piano industriale nell’ambito del concordato. E controlleremo anche», prosegue il sindacalista della Uil, «la situazione dei lavoratori, anche se sappiamo che per ora non possono essere tutti riconfermati. Sono loro i primi a dover essere pagati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA