Terrorista di Loreto, parlano i suoi parenti

Costantini è accusato di aver fatto parte di Al Qaeda. Ieri hanno testimoniato padre, fratello e due nonni
LORETO APRUTINO. Lunga udienza ieri davanti alla Corte d'Assise di Chieti per il processo a carico del foreign fighter abruzzese, Stefano Costantini, originario di Loreto Aprutino, accusato di terrorismo. Davanti ai giudici sono sfilati prima gli uomini della Digos che hanno condotto le indagini e che si resero protagonisti dell'arresto dell'imputato in Turchia, insieme alla polizia turca. I testi hanno spiegato il contesto nel quale era finito Costantini in Siria, dove l'imputato si presume abbia fatto parte di un'organizzazione terroristica vicina a Al Qaeda, partecipando a combattimenti tra la Siria e l'Iraq, fra le fila dell'associazione di matrice islamica quale Jabhat Al Nusra, svolgendo attività di proselitismo sui social con il nome di Malahim Stefano.
Poi, sul banco dei testimoni, sono sfilati i parenti di Loreto di Costantini: padre, fratello e due nonni paterni. I testi avrebbero spiegato le problematiche che sorsero all'epoca, quando Costantini era ancora minorenne e si era convertito all'islam. I conflitti con il fratello e la sua decisione di sposare una donna più grande di lui di otto anni che poi gli diede tre figli. «Dai riscontri della Digos», ha affermato al termine della udienza il suo legale, l'avvocato Massimo Solari, «non sono comunque emersi elementi che suffragano accuse così pesanti come quelle rivolte al mio assistito».
La prossima udienza, fissata al 29 dicembre prossimo, dovrebbe essere quella più importante in quanto è attesa la teste chiave del processo, Giulia Weber, di origine tedesca, moglie del miglior amico di Costantini, quello che lo portò con lui in Siria. Le sue potrebbero diventare le accuse più pesanti contro l'imputato: la donna, che venne a suo tempo interrogata, riferì del ruolo importante che Costantini avrebbe svolto in quei territori di guerra. Notizie apprese dal marito che gli raccontò che Costantini frequentò un campo di addestramento per attentatori suicidi e dell'equipaggiamento che il foreign fighter aveva sempre con sé e che comprendeva anche un kalashnikov.
E su questo aspetto, avrebbe puntato molto anche la pubblica accusa mostrando una foto scattata in Siria, che ritraeva l'imputato sorridente con il suo mitragliatore in mano. Costantini, 25 anni, venne arrestato il 19 gennaio con un'operazione congiunta tra Turchia e Italia, ma sarebbe stato lui stesso a sollecitare questo passaggio per poter mettere in sicurezza la sua famiglia. Costantini, che ha seguito il processo in videoconferenza dal carcere di Ferrara dove è rinchiuso, è accusato di associazione con finalità di terrorismo internazionale di matrice islamica e di istigazione a delinquere attraverso i social.
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