Tessile in crisi, a Penne lo sciopero nazionale

20 Novembre 2016

Domani nella città della Brioni la manifestazione con migliaia di lavoratori I sindacati: con il nuovo contratto collettivo le imprese vogliono sempre più potere

PENNE. A Penne lo sciopero nazionale del settore tessile e abbigliamento. Lo hanno deciso le segreterie nazionali Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil a Milano in seguito alla rottura del 20 ottobre scorso con la Smi-Confindustria al tavolo negoziale per il rinnovo del contratto di settore, scaduto il 31 marzo 2016 e che riguarda oltre 420 mila addetti.

Domani mattina i lavoratori del settore tessile e del’'abbigliamento d’Abruzzo si ritroveranno a Penne per un maxi sciopero di 8 ore. In rappresentanza delle tre sigle sindacali interverrà anche il segretario nazionale della Femca-Cisl, Mario Siviero. La scelta di tenere lo sciopero a Penne di certo non è casuale, ma è il riconoscimento di un punto di riferimento del settore tessile e della moda in Abruzzo e in Italia a causa della presenza della Brioni. La Brioni, nonostante abbia attraversato negli ultimi anni momenti assai difficili, tra vertenze, cali delle vendite e scelte produttive che non sempre hanno avuto il riscontro desiderato sui mercati, continua a rappresentare un’eccellenza sartoriale di primissimo livello.

Il ritrovo della protesta è fissato alle 9,30 nello spiazzo di Porta San Francesco. «Le imprese del tessile», denunciano i sindacati, «non vogliono sottoscrivere un contratto nazionale che risolva i problemi e affronti le difficoltà. L’associazione datoriale vuole espressamente ridurre il potere della contrattazione aziendale, inserendo nel contratto nazionale la disciplina in materia di organizzazione del lavoro». Per Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil, insomma, la contrattazione aziendale e territoriale resta il fulcro del confronto sui temi legati alla produttività. A Penne sono attesi davvero tantissimi lavoratori del settore tessile, oltre ai mille della Brioni. Lo sciopero non si fermerà a Penne ma continuerà con una manifestazione nazionale: altri presidi di protesta si terranno in Toscana ed Emilia Romagna. «L’associazione datoriale Sistema moda italia sembra interessata esclusivamente a ridurre i diritti e salari attraverso l’affermazione di un nuovo modello contrattuale», spiegano i sindacati. «Il modello proposto dalla controparte con la manifesta volontà delle imprese di non anticipare più l’inflazione sulla base di previsioni, ma di pagarla ex post, è del tutto inaccettabile e se non viene tolta dal tavolo è impossibile proseguire la trattativa», dicono Stefania Pomante, Mario Siviero e Riccardo Marcelli, rispettivamente segretari nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil.

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