«Ti renderò la vita un inferno» Direttrice nei guai per estorsione

La responsabile di un supermercato rinviata a giudizio: costrinse alle dimissioni un dipendente La donna avrebbe preteso il controllo della sua vita personale fino a farlo accompagnare in bagno
PESCARA. Insultato, denigrato e vessato sul posto di lavoro dalla sua direttrice che lo costringeva addirittura ad andare in bagno accompagnato, forse il tutto originato da una malattia di pochi giorni mal digerita, o forse per altri motivi più personali. Una situazione diventata comunque nel tempo insostenibile per il giovane dipendente di un grosso store alimentare di Pescara, che lo costrinse alle dimissioni e che alla direttrice costa un processo per estorsione. Il gup Elio Bongrazio ha infatti rinviato a giudizio l'imputata (la richiesta di processo era del pm Marina Tommolini) sulla scorta di un capo di imputazione sicuramente pesante, che nella fase istruttoria avrebbe trovato anche il conforto di una serie di testimonianze che adesso confluiranno nel ricorso di lavoro predisposto dall’avvocato Vincenzo Brunetti che, saggiamente, ha collegato il penale al lavoro, altrimenti non avrebbe avuto quei riscontri testimoniali di chi avrebbe assistito, sul posto di lavoro, a quelle, diciamo così, perfomance della direttrice.
La parte offesa fu dunque costretta a presentare le sue dimissioni, così come d’altronde gli aveva annunciato la stessa direttrice pronunciando una serie di frasi inequivocabili, e peraltro alla presenza di altre persone. Frasi riportate nel capo di imputazione, che lasciano a dir poco perplessi: «...ti garantisco che ti renderò la vita un inferno qui dentro. Un inferno vero!...sai cosa sei tu? Una carognetta piccola così...tu esci a quattro zampe».
E alla replica del dipendente, «licenziatemi», l’imputata proseguiva così: «Povero te!...ti faccio prendere pure la disoccupazione. No, no, Te ne andrai con le tue gambe. Te lo prometto io. Io qua non ti voglio...sai che non mi fermo davanti a niente. Qua non c'è Cristo che tenga. Ci posso mettere un mese, due, tre, quattro, cinque. Ho molta pazienza per queste cose. Ma stai pur certo che da qua tu esci strisciando». Un atteggiamento singolare per un datore di lavoro nei confronti di un dipendente che non aveva mai ricevuto nessun richiamo ufficiale e che sin dall’inizio, da quando era stato assunto a tempo determinato, contratto poi trasformato, si era impegnato a fondo nel suo lavoro, offrendo anche molte ore di straordinari gratuitamente in occasione del passaggio del ramo aziendale e dopo l’apertura del nuovo store.
«Mentre nei prima anni veniva molto apprezzato», si legge nel ricorso di lavoro dell'avvocato Brunetti, «con il passare del tempo la direttrice ha iniziato ad avere un atteggiamento ossessivo nei confronti dell’esponente. La stessa pretendeva infatti di avere il pieno controllo anche della sua vita personale e familiare».
L’imputata, stando sempre a quanto scrive il pm nel capo di imputazione, sarebbe arrivata anche a dare delle precise indicazioni ai suoi colleghi di lavoro, «dando la disposizione agli altri dipendenti di controllarlo a vista e di accompagnarlo persino in bagno. A causa di tali minacce (subito attuate tanto da venire accompagnato da due colleghi per alcune volte in bagno e nello spogliatoio), la parte offesa veniva colta da un disturbo ansioso reattivo e, dopo un breve periodo di malattia, si vedeva costretto a dare le dimissioni per paura di riprendere il lavoro». Reato che sarebbe andato avanti dal 28 marzo al 5 settembre 2018. Le disavventure di questo dipendente verranno esaminate dal giudice penale già dalla prima udienza fissata al 9 luglio prossimo.
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