Tiboni e il futuro del Flaiano: il Pegaso ha preso il volo, ma il legame con Pescara è forte

La presidente della manifestazione dopo l’ipotesi di spostare l’evento altrove: «Il sindaco? Non abbiamo parlato a teatro, ora serve una pausa di riflessione»
PESCARA. «Una bella serata, piena di emozione, per la qualità dei premiati, per la qualità della giuria e per un pubblico incredibile». La presidente dei Premi Flaiano, Carla Tiboni, racconta così la parata di stelle al d’Annunzio di domenica sera, con Fiorello a chiudere da mattatore la 50esima edizione, a fianco dei due premi Oscar Helen Mirren e Taylor Hackford. Un epilogo che ripaga delle polemiche dei giorni scorsi circa il futuro dei Premi e l’eventualità di portarli via da Pescara.
Presidente Tiboni, Pescara ha dimostrato ancora una volta di amare questa manifestazione. Davvero è possibile che vada altrove? Dopo le polemiche con il sindaco, Montesilvano si è già fatta avanti per il prossimo anno.
«Ringrazio chi ha proposto di accogliere i Premi, un gesto di grossa solidarietà nei confronti della cultura. Ma adesso sono veramente in pausa di riflessione. In questi giorni ho letto tanti commenti sui social, Pescara ha dimostrato un affetto straordinario nei confronti dei Premi, ma ci sono state anche delle critiche che non mi sono piaciute, quelle di dire che io grido al lupo e poi resto. Io non grido al lupo, faccio presente i problemi che ci sono e che devono far riflettere su come tutelare al meglio questa grande manifestazione».
Quindi l’anno prossimo che succede?
«Io so che Pescara è molto legata ai Premi, lo dimostra il pubblico registrato al Flaiano film festival anche se funestato dalla pioggia. C’è un attaccamento forte, identitario, anche perché se vogliamo Flaiano è stato sdoganato come è accaduto con D’Annunzio. Ora Flaiano si legge, si conoscono i suoi film, si fanno tesi di laurea sulla sua opera. E c’è stata una crescita culturale anche da parte del pubblico del Flaiano, molto esigente e molto esperto. Quindi bisogna cercare di mantenere il target all’altezza dei Premi, il Pegaso ormai ha preso il volo in tutti i sensi. La presenza dei due premi Oscar lo attesta».
Il sindaco Masci domenica sera era al d’Annunzio, vi siete detti qualcosa rispetto al futuro dei Premi?
«Non abbiamo parlato perché era una festa, e per rispetto degli invitati le feste non si rovinano».
Ma ne parlerete prossimamente?
«Come ho detto, è necessaria una pausa di riflessione. Io non ho minacciato nessuno, però credo che una pausa di riflessione sia importante per la valutazione di quello che sono i Premi. Forse bisogna rifocalizzare l’essenza dei Premi e quello che rappresentano, cosa che ha fatto la Regione con uno sforzo molto importante. Di questo sono grata sia alla giunta che al consiglio regionale, perché ci hanno consentito di avere ospiti importanti provenienti da ogni parte del mondo. Hanno capito l’importanza dei premi e della cinquantesima edizione».
E invece il Comune di Pescara in cosa ha mancato, al punto da farle pensare di andare via?
«Questi 50 anni di Premi sono stati contraddistinti dalla precarietà. Non c’è mai stata la certezza dei finanziamenti che avrebbero potuto avere. Ma un’organizzazione del genere non può vivere nella precarietà, deve avere delle certezze che aiutino gli organizzatori. Io credo nella Provvidenza, ma una soluzione va trovata da questo punto di vista».
Torniamo alla sera di domenica, il momento più emozionante?
«Era un’edizione importante, un obiettivo a cui teneva tanto mio padre, era comprensibile che ci fosse emozione, un coinvolgimento maggiore rispetto alle altre edizioni. La serata è stata tutta bella, per la qualità dei premiati, della giuria, del pubblico, per la presentatrice che ha saputo fare il suo lavoro. E poi le performance della Cortellesi e di Fiorello sono state straordinarie, hanno fatto spettacolo nello spettacolo, con la grandezza dei due premi Oscar e la irriverenza delicatissima di Fiorello».
Cosa le avrebbe detto suo padre Edoardo, fondatore dei Premi?
«Mio padre era molto attento allo spettacolo e al pubblico, a quello che pensava, e io ho avuto riscontri molto positivi: sarebbe stato soddisfatto».
È stato un anno di lavoro importante, cosa ha pensato a fine serata?
«Come sempre dentro di me ho pensato “papà anche quest’anno ho mantenuto la promessa”, quella che gli ho fatto di portare avanti i Premi. Ma prima della manifestazione, come per ogni Flaiano, sono andata al cimitero, a portargli i fiori e l’invito, gli ho detto “ti aspetto, stammi vicino stasera” e così è stato».
Per concludere, ci dice un aforisma di Flaiano che le fa pensare a Pescara?
«Dal Diario degli Errori: “Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L’autunno la ricorda, l’inverno l’invoca, la primavera l’invidia e tenta puerilmente di guastarla”. Questa è Pescara per me».
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