Tolti i beni all’ex della banda Battestini
Blitz di polizia e finanza a Fontanelle: sequestrati case e mezzi (per 500mila euro) di Paolo De Luca, in carcere per rapina
PESCARA. Non solo sequestri ai rom. Su disposizione del Tribunale di Pescara ieri mattina i poliziotti dell’Anticrimine e la Guardia di finanza sono stati a Fontanelle dove hanno sequestrato beni mobili e immobili per un valore di 500mila euro riconducibili a Paolo De Luca, 45anni, ritenuto componente della nuova banda Battestini e che, a maggio 2013, finì in carcere (dove si trova tuttora) dopo la condanna in via definitiva da parte della Cassazione, per una serie di rapine a banche e portavalori messe a segno tra il 2000 e il 2006 dalla stessa banda di cui faceva parte.
In particolare, sotto sequestro, nella zona di Fontanelle sono finite un appartamento di circa 80 metri quadrati e una villetta con taverna e mansarda, un’autovettura e un furgone. L’operazione è il risultato di indagini portate avanti dalla Polizia e dalla Guardia di Finanza dopo che la squadra Mobile, a ridosso dell’omicidio di Italo Ceci, pentito della banda Battestini fu ucciso il 20 gennaio del 2012. Fu in quel periodo che gli investigatori, in virtù di quell’indagine, tornarono a tenere i fari puntati sui componenti di quell’organizzazione e, dunque, anche su De Luca.
E il 45enne, come spiegano Questura e Finanza in una nota, risultò gravato da significativi precedenti penali e segnalazioni di polizia per reati contro il patrimonio, in particolare rapine, e sfruttamento della prostituzione; per lo Stato era privo di attività lavorativa lecita, dunque fonti reddituali. Tutti i beni, mobili ed immobili, originariamente cointestati al 45enne e alla sua ex moglie, sono attualmente intestati esclusivamente alla donna. L'ipotesi investigativa, poi accolta dall'autorità giudiziaria, è che tale trasferimento di proprietà sia stato un espediente posto in essere, in seguito alla fittizia separazione, per evitare l'aggressione patrimoniale da parte delle forze dell'ordine. Il sequestro è stato disposto nell'ambito del decreto legislativo noto come «Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione». Tale norma, infatti, può essere estesa a tutte quelle persone che rientrano nella categoria della criminalità comune purché risulti dimostrata la loro pericolosità sociale nonché la sproporzione tra il valore dei beni posseduti ed i redditi dichiarati.
«L'operazione», sottolineano finanza e questura, «è l'ennesimo provvedimento frutto della collaborazione avviata negli ultimi anni tra le diverse forze dell'ordine, nell'ambito della quale sono state intensificate le attività finalizzate all'aggressione dei patrimoni accumulati illecitamente. Dal 2007 ad oggi, in numerose operazioni, sono stati sequestrati e confiscati beni per 38 milioni di euro».

