Tonino e la tessera Cai «La sua era la numero 1»

Il presidente Di Palma: «Durante era un socio storico della sezione»
AVEZZANO. Ricordi indelebili, aneddoti e lacrime. Sono un insieme di emozioni e sensazioni le parole di chi Tonino Durante, Gian Mauro Frabotta, Gianmarco Degni e la fidanzata Valeria Mella li conosceva e voleva loro bene.
IL CAI. Nessuno si capacita di quanto accaduto sul monte Velino, dove ciascuno andava per ricaricarsi e per godere di quei paesaggi mozzafiato che quegli amici tanto amavano. «Tonino era un socio storico della nostra sezione di Avezzano», spiega il presidente del Cai, Tonino Di Palma, con la voce rotta dall’emozione. «Lui ogni anno mi chiamava per rinnovare la tessera e pretendeva che io gli consegnassi il bollino numero uno. Io, come di consueto, quando mi arrivavano i bollini dalla sede centrale dovevo andare al negozio e consegnarglielo personalmente. Era una persona squisita, esperta e brava. La sua bottega era un punto di ritrovo per gli appassionati. Tutti andavano lì e si intrattenevano a parlare delle uscite da fare. Lui ne faceva alcune impegnative insieme ad altri amici soci, ma era un esperto attento della nostra montagna. Conoscevo anche Gianmarco, proprio perché il papà Memmo è un nostro socio storico, Valeria e Gian Mauro pur non essendo soci. La sera del sabato si erano ritrovati tutti al negozio di Degni per decidere dove andare, alla fine avevano optato per Punta Trento perché i ragazzi non c’erano mai stati. Però, purtroppo, non sono mai riusciti ad arrivarci».
LA PASSIONE. La montagna era la passione di tutti e quattro. Mentre Durante aveva cominciato anni e anni fa a scalare le vette abruzzesi, i più giovani stavano iniziando a muovere i loro primi passi e già ne avevano apprezzato la bellezza. «Tonino lo conoscevo da molti anni e c’era un’amicizia legata ovviamente alla passione per la montagna», racconta Sebastiano D’Elia. «La sua vita era concentrata sulla montagna, per lui era uno stile di vita. Noi ci confrontavamo in modo costante sulle varie escursioni che doveva intraprendere. Lui faceva cose più impegnative, in corda doppia. In questo periodo di lockdown era insofferente perché non poteva andare in montagna. Ogni giorno, mentre si recava al lavoro a piedi, passava vicino casa mia e l’esclamazione era sempre la stessa: Tonì che fai domani? Era un amico fraterno che mi manca, una persona galvanizzata da questo sport che gli riempiva la vita. Vedere quel negozio chiuso mi fa molto male».
LA BELLEZZA. Chi ha conosciuto Valeria Mella la descrive con parole che toccano il cuore. Massimo Coccia, direttore artistico di Harmonia Novissima, l’ha vista crescere e non si capacita di quanto accaduto. «La bellezza fisica esteriore di Valeria passava in secondo piano, anche dopo averla incontrata una sola volta», ricorda il maestro. «Come mi ha detto suo papà “Valeria era troppo bella per restare qui con noi” e so, perché ne abbiamo parlato molto in questi giorni, che si riferiva a una bellezza pura, tutta interiore, che ti trasmetteva serenità, dolcezza e gioia anche in una giornata storta. Lo dico laicamente e ne sono convinto, che in Valeria intravedo tracce di una sorta di “santità” che coincide con la purezza d’animo; in fondo lei adesso è quella che è sempre stata in vita, un’anima e non un corpo. Con questa percezione la chiamavo e la chiamavamo, in teatro e fuori dal teatro, “amorino, stellina, tesoruccio” perché chiamarla solo Valeria sembrava riduttivo. Oggi sappiamo tutti che Valeria è un angelo vero. Entrò in teatro che aveva 16 anni. Con la sua amica Eleonora doveva essere tra le cosiddette “riserve”: dopo pochi spettacoli è diventata titolare fissa, socio dell’associazione già a 19 anni e punto di riferimento dell’organizzazione di tutti gli spettacoli, in Teatro, ad Alba Fucens fino all’ultimo concerto di Natale in cattedrale in streaming, dove posizionò e accese, sui banchi della navata della basilica, le candeline che dovevano ricordare le persone scomparse nel 2020 a causa del Covid». Anche Alessandro Pellegrini, direttore artistico insieme ad Alessandro Martorelli del Teatro off-limits, la ricorda come una ragazza «sempre con il sorriso, dolce, precisa e disponibile. Aveva iniziato a lavorare con noi quest’estate tramite una sua amica. Sono rimasto sorpreso per la sua professionalità. Era una persona incredibile, ho dei messaggi che ho riletto in queste ore e mi hanno colpito le sue parole mai fuori posto. Ti ascoltava sempre con attenzione e voglia di apprendere, di conoscere e di crescere. Era impeccabile veramente».
LA SUA METÀ. Anche il fidanzato, Gianmarco Degni, era un ragazzo altruista e disponibile che si divideva sempre tra il lavoro e la passione per lo sport. «Gianmarco era un come un figlio per noi», affermano i titolari del ristorante pizzeria “Il Padrino”, dove lavorava. «Un ragazzo stupendo, facciamo fatica a realizzare quanto accaduto. Rimarrà per sempre nei nostri cuori». Era cresciuto a pane e sport e oltre alla montagna amava anche l’equitazione e il tennis. «Non sono riuscito a dire nulla da quel giorno maledetto», afferma Lorenzo Colizza, maestro di tennis, «e anche oggi (ieri per chi legge) ogni parola mi sembra inutile, ma posso dire che ho visto crescere Gianmarco e ho sempre apprezzato la sua disponibilità, la sua forza d’animo e il suo grande coraggio. Mi mancherà».
L’INGEGNERE. Quel filo rosso che ha unito fino alla fine le vite e i destini dei quattro escursionisti dispersi è stata la passione per le vette. Quella passione che aveva portato Frabotta a spingersi sempre più in alto con il suo sorriso indimenticabile. «Un sentimento bellissimo l’amicizia», sottolinea Daniele Tersone, ricordando l’amico Gian Mauro, «che prelude all’essere grati verso l’altro. La porta d’accesso verso tutto ciò rimarrà per noi il gesto più semplice, ovvero il tuo sorriso. Ti apriva il cuore, ti faceva venire voglia di abbracciarti e, appunto, di dirti grazie perché sei stato e sarai per sempre il pezzo da novanta di un gruppo di amici che ti farà vivere sempre, ovunque, libero e felice come ci hai insegnato tu. A presto Toro!».
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