3 gennaio

Oggi, ma nel 1985, a Bolzano, Marco Bergamo, che verrà soprannominato “Il mostro di Bolzano”, operaio di 19 anni, assassinava Marcella Casagrande, di 15 anni, studentessa del primo anno del locale Istituto magistrale, che era la prima delle sue cinque vittime, banalmente in quanto vicina di casa. La ragazza veniva freddata nell’alloggio della madre Maurizia Mazzotti, maestra d’asilo di 34 anni. Marcella veniva prima immobilizzata, con due coltellate assestate alla colonna vertebrale, all’altezza della decima vertebra, poi sgozzata. L’omicidio destava enorme clamore mediatico non solo nel capoluogo altoatesino. La seconda malcapitata, Annamaria Cipolletti, bolzanina di 41 anni, professoressa delle scuola media cittadina “Ugo Foscolo”, verrà fatta fuori il 26 giugno successivo, con 19 fendenti, nel monolocale centrale usato per prostituirsi.
Il 7 gennaio 1992 toccherà a Renate Rauch, di 24 anni, anche lei “lucciola”. Verrà giustiziata nel parcheggio dell’area di servizio di via Renon. Il 21 marzo 1992, a Campodazzo di Renon, sarà la volta di Renate Troger, di 19 anni, originaria di Millan, frazione di Bressanone, uccisa con 14 stilettate e poi scannata. Il 20 agosto ’92 Bergamo eliminerà Marika Zorzi, di 20 anni, di Laives, pure lei dedita al mestiere più antico del mondo. L'esecuzione avverrà al secondo tornante verso il Colle dei signori. Verrà soppressa con 28 “zaccagnate”. Il serial killer verrà poi preso, il 6 agosto ’92, alle 6 di mattina, in via Alessandro Volta, sempre a Bolzano, sulla sua Seat Ibiza rossa, mentre tenterà di fuggire, dal poliziotto Alessandro Arervo. La perizia psichiatrica stabilirà come il comportamento da assassino seriale di Bergamo sia causato dal vero e proprio “godimento” da lui provato nel mettere a segno tali rituali: da intendersi come forme estreme mediante le quali possedere le donne.
Bergamo continuerà a sostenere che i delitti Cipolletti e Troger saranno opera non sua, ma di un altro molto più pericoloso di lui. L’8 marzo 1994 verrà comunque condannato all’ergastolo dalla Corte d’assise di Bolzano (nella foto, particolare, dietro le sbarre come imputato durante il processo) quale responsabile di tutti e cinque gli ammazzamenti in questione. Pena che verrà poi confermata in secondo grado e che diverrà definitiva dopo il passaggio in Corte di cassazione. Il 17 aprile 1994, giorno prima della puntata della trasmissione televisiva giudiziaria “Un giorno in pretura”, del 18 aprile, che poi verrà contestata, il padre di Bergamo, Renato, di 72 anni, s’impiccherà, per la vergogna, nella soffitta del suo alloggio. Marco Bergamo, invece, morirà, a 51 anni, il 17 ottobre 2017, nell’ospedale di Bollate, per infezione polmonare, mentre era ancora recluso nel secondo penitenziario milanese.
