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23 febbraio

23 Febbraio 2026

Oggi, ma nel 1986, a Cesena, il camionista di lingua tedesca Joseph Trutsch, di 48 anni, del Canton Svitto in Svizzera, dipendente dell’impresa di trasporti Semm, proveniente da Ponte Chiasso, quartiere di frontiera di Como, nella zona nord-ovest, dalla dogana italo-elvetica, sceso dal suo Tir con targa svizzera, scopriva nel rimorchio, appeso con una corda, di quelle abitualmente utilizzate per ancorare la merce, il corpo senza vita di Eduardo Checaponce, di 24 anni, rapinatore spagnolo evaso il 18 febbraio precedente dal carcere di massima sicurezza di Nuoro, in Sardegna, senza sapere se qualcuno lo avesse impiccato o se si fosse suicidato.

L’autotrasportatore, ignaro viaggiatore con il morto, aveva percorso la sua tratta di servizio scarico perché avrebbe dovuto prendere a bordo del suo bilico attrezzatura da palestra a Cesena. Ma dopo la macabra scoperta, che destava enorme clamore mediatico nel Belpaese ed anche nella nazione del formaggio coi buchi, che riportava alla mente un po’ i casi raccontati nei romanzi gialli di Agatha Christie, si rivolgeva ai carabinieri del comando cittadino. L’unica sosta era stata, per ammissione stessa del guidatore, a Imola, ma solo il tempo necessario per prendere un caffè al bar e comunque tenendo sempre l’autoarticolato davanti agli occhi.

Il piazzale di sosta al confine tra Italia e Svizzera era reputato dagli abituali frequentatori una sorta di non luogo (nella foto, particolare, la notizia riportata sul quotidiano milanese “Corriere della Sera”, dell’1 marzo di quel 1986, a firma di Carlo Pesce) particolarmente preso di mira dai contrabbandieri frontalieri di sigarette, i cosiddetti spalloni, per il viavai illegale di bionde. Ma non solo. Comunque Trutsch si domandava soprattutto se si sia trattato di un regolamento dei conti tra malavitosi. Il fatto di cronaca nera, per la sua singolarità, verrà inserito nell’almanacco dei “365 delitti, uno al giorno”, scritto da Alessandro Riva e Lorenzo Viganò e che sarà pubblicato dalla casa editrice milanese Baldini & Castoldi, nel 1998.