Tony Vaccaro a Spoltore «Le foto sono la mia vita»

25 Agosto 2019

Il famoso fotografo ospite nella sala consiliare rivela i segreti del suo successo «A 96 anni continuo a svolgere la mia professione, così riesco a capire il mondo»

SPOLTORE. Nonostante che fosse arrivato a Spoltore con quasi un'ora d'anticipo, nella sala consiliare c'era già abbastanza gente per tributargli un fragoroso applauso. Tony Vaccaro si presenta con un impeccabile completo, cravatta, l'inseparabile Leica al collo e tra le mani il bastone che usa per camminare: un regalo, come racconterà, di Frank Lloyd Wright.
A 96 anni non ha ancora smesso di fotografare. «Questa mattina mi ha chiesto un rullino nuovo», ha racconta Andrea Morelli che ha organizzato l'incontro, «l'ho preso dal frigorifero, dove li conservo come mi ha insegnato lui». Uno degli spunti di riflessione dell'incontro è stato sul rapporto tra pellicola e digitale: gli hanno chiesto come lo fa sentire il fatto che oggi la fotografia sia praticata da tutti, mentre un tempo era un'attività più elitaria. Quasi una provocazione, ma il maestro ha risposto con il sorriso: «Più scattano, più il mondo diventa bello. Sono fotografie con le quali i nostri figli giocano, vogliono capire il mondo attraverso la fotografia». Lo schermo in sala ha mostrato lo Skyline di New York simulato con i prototipi delle Torri Gemelle, un esperimento realizzato nel 1969 per la rivista Life che si può considerare un primo esempio di fotomontaggio. «Quando sei fotografo puoi fare miracoli», ha rivelato, «se sai come trasformare una fotografia in un vero palazzo».
Qualcuno gli ha chiesto di raccontare di quando ha incontrato Sophia Loren: ma Vaccaro ha chiesto quanti in sala la conoscano e nessuno ha alzato la mano. «Io frequentavo belle donne, non per essere innamorato, ma per farmi un'idea di quello che pensano», ha detto.
Il bastone è stato regalato da Wright quando era trentenne: «Gli ho detto che non mi serviva, ma lui ha risposto “il tempo verrà”. E adesso cammino con questo bastone». Al grande architetto, che non amava farsi ritrarre, ha spiegato perché ha scelto di diventare fotografo: «Volevo fotografare l'umanità, viaggiare in tutto il mondo». Un viaggio che continua ancora oggi: «Sono venuto qui perché volevo vedere più Italia possibile. E ho scelto la riviera che è bellissima». Ha trascorso la mattina al mare, canticchiando una canzone sull'amore per la vita. «Più gente incontro, più imparo, più insegno», ha affermato, «il paradiso non esiste, è la Terra il nostro paradiso: anche se il paradiso non esiste, l'idea è quella che conta. Le cose più straordinarie sono le nostre idee, fanno di noi dei padri, degli zii, e rendono questo mondo sempre più bello». (a.s.)
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