Totti: addio e paura del futuro. «Tifosi, ora aiutatemi»

Il capitano della Roma in lacrime all'Olimpico davanti a 70 mila spettatori in silenzio. «Volto pagina per una nuova avventura, ma spegnere la luce non è facile»
ROMA. Il volto rigato dalle lacrime, le gambe che tremano, un microfono in mano, nell'altra la lettera d'addio alla maglia giallorossa. Francesco Totti si congeda così dalla Roma, dopo un giro di campo infinito e quell'ultimo pallone calciato in Curva Sud con sopra scritto «mi mancherai».
La festa, piena di malinconia, è in un Olimpico stracolmo come non lo si vedeva da tempo. Lui è al centro del campo su una maxi maglia giallorossa col numero 10 posata sul terreno di gioco. Poco prima il presidente della Roma James Pallotta, peraltro fischiato da qualche tifoso, gli aveva regalato un’altra maglia numero 10 incorniciata. E il fuoriclasse, 41 anni il prossimo 27 settembre, si era sciolto in lacrime nell’abbraccio con i figli e la moglie Ilary Blasi, prima di effettuare un giro di campo.
«Ci siamo, purtroppo è arrivato il momento che avrei voluto non arrivasse mai», dice rivolto all'Olimpico, nel giorno del suo addio. «Da giorni leggo tante cose su di me, tutte bellissime: e ho pianto tutte le volte, sono giorni che piango, da solo..., lo so, è tardi, volete andare a casa... Ma io starei qui altri 25 anni». Tutti intorno ci sono i 70mila dell'Olimpico, in un silenzio surreale dopo i festeggiamenti per il successo sul Genoa e la qualificazione alla Champions League.
«Non so se riuscirò a leggere queste poche righe» l'incipit con cui il capitano giallorosso. «È impossibile raccontare 28 anni di storia in poche frasi. Mi piacerebbe farlo con una canzone o una poesia, ma io non sono capace di scriverle e ho cercato, in questi anni, di esprimermi attraverso i miei piedi, con i quali mi viene tutto più semplice, sin da bambino. A proposito, sapete quale era il mio giocattolo preferito? Il pallone ovviamente! Lo è ancora» sottolinea il n.10, prima di ammettere che «a un certo punto della vita si diventa grandi, così mi hanno detto e cosi il tempo ha deciso. Maledetto tempo».
«Oggi questo tempo è venuto a bussare sulla mia spalla dicendomi: dobbiamo crescere, da domani sarai grande, levati i pantaloncini e gli scarpini, perché tu da oggi sei un uomo e non potrai più sentire l'odore dell'erba così da vicino, il sole in faccia mentre corri verso la porta avversaria, l'adrenalina che ti consuma e la soddisfazione di esultare - le parole di Totti -. Mi sono chiesto in questi mesi perché mi stiano svegliando da questo sogno. Avete presente quando siete bambini e state sognando qualcosa di bello, e vostra madre vi sveglia per andare a scuola mentre voi volete continuare a dormire, e provate a riprendere il filo di quella storia ma non ci si riesce mai. Stavolta non era un sogno ma la realtà. E adesso non posso più riprenderlo, il filo».
«Mi piace pensare che la mia carriera diventi una favola da raccontare. Ora è finita veramente. Mi levo la maglia per l'ultima volta» dice a un Olimpico che risponde all'unisono con un «noooo». «La piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Scusatemi se in questo periodo non ho rilasciato interviste e chiarito i miei pensieri, ma spegnere la luce non è facile».
« Adesso ho paura - rivela Totti -. E non è la stessa che si prova di fronte alla porta quando devi segnare un calcio di rigore. Questa volta non posso vedere attraverso i buchi della rete che cosa ci sarà “dopo”. Concedetemi un po’ di paura. Questa volta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore, quello che mi avete sempre dimostrato. Con il vostro affetto riuscirò a voltare pagina e a buttarmi in una nuova avventura», conclude il capitano giallorosso, sfilandosi la fascia da capitano e passandola al braccio del più piccolo giocatore di tutte le giovanili della Roma.

