Tra un mese inizia la stagione: caccia ai lavoratori per l’estate

Le figure ricercate per gli stabilimenti: cuochi, pizzaioli, baristi, lavapiatti, camerieri e addetti spiaggia Gli operatori: «Stanno già arrivando le prime proposte, ma il reddito di cittadinanza resta un ostacolo»
PESCARA. Cuochi, aiuto cuochi, pizzaioli, baristi, lavapiatti, addetti alla cura e alla sistemazione delle spiagge. È cominciata la ricerca del personale negli stabilimenti balneari.
Non è ancora noto il calendario della stagione balneare 2023, con l’ordinanza regionale che detta i tempi per la preparazione delle spiagge e poi l’attivazione del servizio vero e proprio che potrebbe arrivare già entro questa settimana, ma con la Pasqua tra un mese, i titolari dei lidi hanno iniziato a pubblicare annunci.
Nelle ultime due stagioni, la carenza degli organici da impiegare all’interno dei lidi era stato un grande problema, con tanti posti di lavoro rimasti vacanti fino alla fine dell’estate. «Se negli anni passati nessuno telefonava o passava, quest’anno, stiamo ricevendo chiamate e i ragazzi iniziano a portare i curricula. A Pasqua bisogna partire», afferma il presidente della Sib Confcommercio, Riccardo Padovano per il quale però non basta la buona volontà. «Il settore ha bisogno di personale un po’ professionale e un minimo qualificato. Non possiamo prendere figure a cui poi dobbiamo insegnare le basi. Ci vogliono persone che abbiano anche qualche nozione di lingua inglese».
La strada per ovviare alla questione, per la Confcommercio passa attraverso l’organizzazione di corsi per formare «pizzaioli, barman, gelatieri. A metà marzo», riprende Padovano, «ne promuoveremo uno per steward da spiaggia, che dovrà occuparsi della sistemazione delle attrezzature, ma anche di accompagnare i clienti sotto l’ombrellone. Lavoreremo in collaborazione anche con colleghi di Lignano Sabbiadoro che hanno promosso un progetto per formare assistenti bagnanti che sappiano accogliere adeguatamente le persone con disabilità».
La carenza di organico è sempre stata ricollegata a due cause. Se per gli imprenditori la “colpa” è stata del reddito di cittadinanza, che ha portato in tanti a non accettare lavori o a farlo solo in nero, per gli aspiranti addetti la vera causa, a loro difesa, erano le paghe troppo basse.
«Il punto è che noi abbiamo bisogno di personale formato», ribadisce il presidente della Sub «e sugli stipendi posso solo dire che nelle nostre strutture si applica il contratto nazionale sul turismo».
Contratto applicato anche per Assobalneari di Confindustria, ma il presidente Ottavio Di Stanislao ammette: «Ci sono colleghi vergognosi, che pretendono di far lavorare a due soldi e in nero, mentre se rispettassero le regole i costi li recupererebbero. Vanno ricreate le condizioni per lavorare bene», afferma ancora Di Stanislao, «ma in questo senso è necessario un intervento del governo. Il reddito di cittadinanza continua a creare un ostacolo perché, nonostante gli annunci, non è cambiato assolutamente nulla». Un secondo scoglio, per Di Stanislao è legato alle mansioni di fatica che «ormai vogliono fare solo gli stranieri. L’amministrazione pubblica pone enormi difficoltà se un datore di lavoro volesse far entrare in Italia un immigrato proprio per coprire alcuni posti di lavoro».
L’auspicio che non si ripeta la stessa condizione dell’anno passato arriva da Mario Troisi di Fiba Confesercenti, «perché la mancanza di personale pone le imprese in difficoltà. Lavorare negli stabilimenti non è sicuramente facile, ma il settore può rappresentare un’opportunità per chi è alla ricerca di lavoro, e per i ragazzi di arricchire il curriculum. Per la preparazione delle spiagge, le imprese sicuramente faranno affidamento sui collaboratori stretti, ma per il personale di bar e ristoranti la ricerca è partita».
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