Trabocchi, da venerdì via al salvataggio

11 Giugno 2019

Il 13 giugno la pubblicazione della norma appena approvata, dopo toccherà a Comuni e titolari darsi da fare. Ecco come

PESCARA. Ci siamo, dopo tante polemiche arriva la svolta. Comincia da venerdì prossimo infatti la fase finale dell’operazione salvataggio dei trabocchi diventati il simbolo turistico della costa abruzzese, in particolare di quella teatina. La pubblicazione della nuova legge regionale sul Burat (il Bollettino ufficiale Regione Abruzzo telematico) è prevista per il 14 giugno. Da quel momento in poi sarà possibile avviare le pratiche per ottenere le riaperture dei ristoranti con vista mare, che, ufficialmente, dovrebbero essere ancora chiusi perché non autorizzati dai Comuni dopo l’inchiesta della procura di Lanciano su presunte violazioni edilizie. Ma ieri si è saputa la data più attesa dai traboccanti, quella della pubblicazione della nuova norma approvata, grazie ai voti della maggioranza, nell’ultimo consiglio regionale. Tocca ora ai Comuni interessati recepire la legge che modifica quella precedente del 2009.
Sono tre, lo ricordiamo, gli articoli di maggiore interesse. Nel primo, tra le altre cose, si concede la possibilità di ampliare la superficie calpestabile di queste eccezionali macchine da pesca, trasformate in ristoranti (16 su 33 strutture), fino a un massimo di 160 metri quadrati ai quali possono essere aggiunti altri 50 metri per cucina e bagno. L’accoglienza massima prevista dalla nuova norma è di 60 persone. Nel secondo articolo si vieta però di modificare le caratteristiche costruttive originarie. Così come si obbligano i titolari a garantire, almeno una volta al giorno e nel corso dell’attività di ristorazione, una dimostrazione dell’antico metodo di pesca. Infine, nel periodo non ricadente nella stazione balneare, «è fatto obbligo anche di utilizzare il trabocco per attività turistiche e didattiche con le scuole».
Ma arriviamo alla parte che, più di ogni altra, interessa i proprietari dei trabocchi: la nuova legge permette loro di salvare la stagione in corso consentendo lo svolgimento dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande grazie «agli atti abilitativi rilasciati in precedenza dalle autorità competenti», cioè dai Comuni. Ma lo stesso articolo spiega che per riattivare la ristorazione occorre che il proprietario faccia domanda agli uffici comunali, allegando l’attestazione di un tecnico sulla «sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene e salubrità della struttura in relazione al numero massimo di persone ospitabili». Quindi ricapitolando: da venerdì in poi i Comuni dovranno recepire, con voto in consiglio, la nuova legge e, subito dopo, i traboccanti, in regola con autorizzazioni e norme edilizie, possono chiedere la riapertura delle strutture. Purché il trabocco non sia stato ampliato abusivamente perché, in questo caso, l’iter diventa molto più lungo e complesso prevedendo anche la demolizione di tutte le parti che risultano fuorilegge.