Trabocchi verso il trasloco Nasce anche un “sindacato”

Il progetto cancellerà l’attuale molo nord. I titolari fondano un’associazione Padovano: decisioni condivise. Alessandrini: Pescara diventerà più turistica
PESCARA. Via il molo nord e via anche gli 8 trabocchi. Il progetto del nuovo porto di Pescara prevede, oltre al taglio di 70 metri della diga foranea, anche lo spostamento dei trabocchi. Dove, di preciso, non si sa ancora ma che i trabocchi saranno trasferiti è una certezza perché l’attuale molo nord dovrebbe sparire tra il 2018 e il 2019. E i proprietari non se ne stanno lì con le mani in mano ad aspettare le direttive della Regione: si sono già riuniti davanti a un notaio e hanno deciso di fondare un’associazione, Il Molo da Vivere. Un “sindacato” dei trabocchi: «Abbiamo già lo statuto e a breve sarà eletto il presidente», spiega Riccardo Padovano, consigliere comunale e responsabile Sib-Confcommercio.
Tutti gli 8 proprietari dei trabocchi hanno aderito all’associazione e sono personaggi che contano: ci sono la famiglia dell’avvocato Giuliano Milia, l’imprenditore Giuseppe Girolimetti, lo storico dirigente calcistico Vincenzo Marinelli, il costruttore Antonio D’Intino, gli esponenti della marineria Francesco Pennese e Antonio Collini, l’imprenditore dei viaggi Giuseppe Venti e Christian Di Santo, presidente della Società nazionale di salvamento. «Abbiamo costituito l’associazione perché dobbiamo confrontarci con l’Autorità portuale per prendere decisioni condivise: spostare un trabocco», dice Padovano, «non è un normale trasloco e presuppone un investimento notevole da parte dei titolari delle concessioni. Sicuramente, a settembre, saremo convocati per partecipare a un tavolo di lavoro». Ma dove finiranno i trabocchi? Secondo Padovano, dovrebbero essere spostati sul nuovo molo nord. Ed è questa la visione anche del sindaco Pd Marco Alessandrini: «Il molo sarà più accogliente: di fatto si sposterà ma tenderà a mantenere le caratteristiche attuali, con i trabocchi e la passeggiata, in veste più turistica e fruibile e tecnicamente in modo più funzionale al porto. Sarà», dice il sindaco, «sicuramente un’occasione di rilancio: dobbiamo vivere il cambiamento come progresso, l’infrastruttura non può restare statica e inerte, è arrivato il momento di riprendere il cammino. È un’occasione da non perdere che coglieremo insieme a tutti i portatori di interesse, come stiamo facendo per tutte le aree strategiche della città».
Secondo Alessandrini, con il nuovo porto, Pescara cambierà volto: «Pescara è una città che accoglie, una porta naturale, dove la tradizione e la modernità hanno sempre navigato insieme. Il panorama cambierà certamente in meglio, perché i nuovi moli sono studiati per restituire fruibilità al porto e quindi lo faranno rinascere, lo renderanno più praticabile sia come scalo commerciale che turistico e ripristineranno il traffico, bypassando problemi storici che il nostro porto ha. Con un porto funzionante, Pescara torna ad essere davvero la porta verso l’Est Europa, ripristinando collegamenti che ci appartengono da sempre, come quello con la Croazia e magari trovandone altri, attirando traffici navali anche di maggiore cabotaggio». Ormai, è cominciato il conto alla rovescia per i lavori del taglio alla diga foranea: «Si tratta di un risultato importante e atteso da anni per cui abbiamo lavorato alacremente sin da quando ci siamo insediati. Era una nostra priorità l’intervento sulla diga foranea, perché gli effetti possano ripercuotersi positivamente anche sulla balneabilità delle acque del nostro mare, che, come detto, ci sta a cuore». (p.l.)

