Traffico e buche in strada Quanti pericoli per le bici

16 Maggio 2017

La denuncia di Di Russo (Fiab): «A Pescara è impossibile spostarsi in sicurezza»

PESCARA. Troppi rischi per andare in bicicletta a Pescara. Sulle strade di Pescara, invase dal traffico e costellate di crepe e buche, il pericolo è di finire investiti. Anche sulle piste ciclabili. Lo assicura Laura Di Russo, presidente dell’associazione ciclistica Fiab, una che usa la bici quasi tutti i giorni dell’anno. E la sua denuncia arriva dopo l’ultimo investimento di un ciclista, domenica mattina in viale Pindaro: «È impossibile spostarsi in sicurezza sulle strade della città», dice Di Russo. Serve un «Piano urbano della mobilità ciclistica» per alleggerire il traffico ma soprattutto per prevenire gli incidenti.
La mappa dei rischi si apre con il ponte d’Annunzio, senza pista ciclabile: i ciclisti si ritrovano stretti tra gli autobus sulla corsia preferenziale e le macchine in transito. Un imbuto pericoloso che, a causa della pendenza del ponte, è ancora più rischioso. Poi, tra i punti più critici, ci sono anche la rotatoria in pendenza di piazza Unione con i ciclisti che si ritrovano di colpo al centro della strada e la pista ciclabile azzurra di viale Regina Margherita in cui si marcia al contrario rispetto al senso del traffico dei veicoli. E nella lista dei pericoli, come dimostrano gli incidenti, ci sono anche gli incroci lungo le piste ciclabili, da quella appena dipinta di rosso in via d’Annunzio fino alla Strada parco. Di fronte a questo spaccato, Di Russo usa la parola «impossibile» per descrivere la sicurezza sulle strade pescaresi. Un verdetto che arriva dopo una manifestazione, la 18ª edizione di Bimbimbici di domenica scorsa, per sensibilizzare l’uso della bicicletta tra bambini e ragazzini: «La comitiva ha percorso strade ordinarie, per pochissimi tratti riservate alle bici, e un tratto della pista ciclabile lungo il fiume. Abbiamo avuto come scorta ben due auto della polizia municipale ed è stata subito evidente l’impossibilità, per i ciclisti, di spostarsi in sicurezza, soprattutto sono per i ragazzi, incapaci di gestire i propri movimenti in relazione al flusso prevalente di auto. E questo», dice Di Russo, «perfino in una giornata festiva, con pochissimo traffico: il che significa che è impossibile per i ragazzo usare la bici in un giorno lavorativo. E poi il fatto che la comitiva abbia avuto la necessità di una scorta che regolamentasse il traffico all’incroci è, purtroppo, emblematico». Significa, spiega la ciclista, che non c’è rispetto per chi va in bicicletta. La comitiva si è spostata lungo le strade di San Donato: in via Moro, tra le proteste dei residenti, sono in corso i lavori per una pista ciclabile sotto le case popolari con la cancellazione di 150 parcheggi e la strada che sarà ristretta.
«Le piste ciclabili nei tratti percorsi sono praticamente inesistenti, e lì dove presenti sono ammalorate e abbandonate e senza manutenzione da tempo». La pista ciclabile lungo il fiume, poi, è un monumento al degrado: «Lungo il fiume, la pista ciclabile è ormai ridotta ad una giungla dove è impossibile transitare se non facendosi spazio scostando le fronde di un fitto canneto. È disdicevole che i ragazzi debbano fare esperienza di mobilità in simili condizioni». Nella stessa domenica del corteo ciclabile, un ciclista è stato travolto da un suv in viale Pindaro. «Neanche due giorni prima, in via di Sotto, un anziano era stato investito sulle strisce pedonali da un’auto. E addirittura durante la nostra manifestazione, un socio della Fiab che stava effettuando il servizio d’ordine, è stato investito da un’auto in retromarcia», dice Di Russo, «la mobilità urbana deve tenere conto delle necessità di tutti gli utenti, a cominciare da quelli più deboli che si spostano a piedi e in bicicletta». In una lettera spedita al Comune, Di Russo lancia un appello: «Le strade vanno riorganizzate per pedoni e ciclisti. L’amministrazione può perseguire questi obiettivi in un momento di grandi opportunità, visto che sono in corso di redazione il Piano urbano della mobilità sostenibile e il Piano generale del traffico, a cui andrà assolutamente affiancato il Piano urbano della mobilità ciclistica».