Trasferiti: 25 pazienti in un giorno Posti finiti anche a Penne e Popoli

Pronto soccorso: termina questa sera la 48 ore di blocco delle accettazioni per Medicina e Geriatria Il primario Alberto Albani: «Non si poteva fare altrimenti, ma è un problema che si riproporrà»
PESCARA. All’ospedale di Pescara sta rientrando un po’ per volta l’emergenza che due giorni fa ha portato la Asl a bloccare per 48 ore l’accesso al pronto soccorso di pazienti con patologie mediche, non essendoci più posti nei reparti di Medicina e Geriatria. Nessun letto libero, dunque, ma dopo l’iper afflusso dei giorni precedenti giovedì c’erano 35 anziani in attesa di ricovero, sistemati al pronto soccorso, per cui l’Unità di crisi si è riunita d’urgenza e ha stabilito di dirottare in altri ospedali della regione i nuovi pazienti con patologie mediche, in attesa di assorbire chi aspettava già da ore, se non giorni, come purtroppo si verifica di frequente. Il 118, a cui è stata chiesta collaborazione e che ha provveduto ad aumentare la disponibilità di ambulanze, ha trasportato negli ospedali di Penne e Popoli - che ieri sera non potevano accogliere altri pazienti - a Chieti e ad Atri, circa 25 pazienti che chiedevano di essere soccorsi per essere condotti all’ospedale di Pescara. Altri hanno preferito rinunciare, magari rivolgendosi ai medici di famiglia per essere visitati a casa.
Gli accessi al pronto soccorso sono comunque proseguiti per i casi più gravi, per le patologie tempo dipendenti e per i pazienti da destinare ad altri dipartimenti, mentre i reparti dell’area medica hanno cominciato ad assorbire chi attendeva al pronto soccorso, mano a mano che si liberavano i posti letto con le dimissioni. Non si poteva fare altrimenti, visti i numeri, fa notare il direttore del dipartimento di Emergenza Urgenza Alberto Albani che parla di «400 persone arrivate al pronto soccorso in due giorni e quindi da gestire e, in più, 30 persone da seguire perché in attesa di ricovero. E con altre 30 persone sono praticamente due reparti, oltre al pronto soccorso». Una situazione ingestibile, con «medici e infermieri che non ce la fanno più». Albani pensa che l’emergenza possa essere superata entro stasera, ma sa già che «si riproporrà».
Intanto la polemica infuria. «È un attacco al diritto alla salute», commentano dal Pd i consiglieri regionali Antonio Blasioli e Silvio Paolucci, «e la situazione rischia di peggiorare ulteriormente visto che siamo solo agli inizi dell’inverno. La carenza strutturale e umana delle rete di soccorso territoriale non consente ai pazienti alternative valide al pronto soccorso», proseguono chiedendo «alla Asl e alla Regione di permettere i ricoveri e lavorare su una programmazione che eviti disfatte simili».
Il vice presidente del Consiglio regionale Domenico Pettinari (M5S) parla di «fallimento senza appello della Regione» che accusa di aver «depotenziato le strutture di Penne e Popoli, tagliando reparti e personale, dirottando i pazienti a Pescara. È mancata la programmazione e oggi c’è un disastro economico con un deficit di 101 milioni per il terzo trimestre del 2021», aggiunge, sollecitando di «potenziare i presidi di Penne e Popoli e di puntare sulla medicina territoriale». Risponde l’assessore Nicoletta Verì: «Il pronto soccorso non è stato chiuso e non c’è stato un disservizio ma un segno di grande responsabilità nei confronti dei pazienti e della loro sicurezza. Gli altri ospedali della zona sono operativi e pronti, e i ricoveri sospesi a Pescara non c’entrano con i servizi di Penne e Popoli. I conti? Senza il Covid il sistema sarebbe in equilibrio economico-finanziario».

