«Tre furti in 20 giorni condannata a vivere blindata a casa mia»

20 Novembre 2016

«Volevo prendere il porto d’armi per difendermi da sola ma poi se succede qualcosa in galera ci vado io, mica loro»

PESCARA. Pensava di averlo pagato, il suo dazio alla criminalità. Ma dopo essersi trovata nel giardino di casa una coppia di ladri che tentavano di forzare la porta finestra della sua cucina, ne ha subìti altri due di furti. E nel giro di tre settimane.

La storia della casalinga pescarese di 47 anni che a fine settembre aveva fatto arrestare la ladra dal pedigree infinito (26 anni, sei figli di cui l’ultimo in pancia e mai un giorno di carcere a fronte dei 20 anni da scontare per i furti commessi in tutta Italia da quand’era bambina) racconta l’altra faccia della medaglia. Quella di chi alla giustizia non ci crede più, «perché tanto poi, anche se li prendono, li rimettono subito fuori. O ai domiciliari. E poi scappano come aveva fatto quella che ho sorpreso a casa mia».

E quindi? «L’unica soluzione è blindarsi dentro casa. Dopo questi ultimi due furti», racconta R.E., «abbiamo messo i rilevatori esterni, quelli perimetrali, le sirene. E ci prepariamo a installare le telecamere.Ho già speso cinquemila euro e ne spenderò a breve altri 1.500 per la videosorveglianza. É l’unica, ma tanto non basta. Perché mia figlia non la faccio più andare in giardino, io stessa non esco più, vivo nel terrore. E infatti voglio cambiare casa. L’ho già detto a mio marito: è inutile che spendiamo tutti questi soldi per gli allarmi, perché tanto ce ne dobbiamo andare. Così non è vita».

Da quel 29 settembre, quando ha smesso di sentirsi sicura con il solo allarme che aveva a casa, la donna, combattiva per natura al punto da affrontare da sola i due ladri sorpresi in giardino, vive nell’angoscia: «La prima reazione, dopo quel brutto episodio, era stata di armarmi, di prendere il porto d’armi per difendermi da sola. Ma anche lì: chi paga è quello che si difende. È un paradosso tutto italiano, lo stesso per cui a uno come Corona, che avrà pure evaso, gli danno il massimo; mentre chi rende la vita impossibile ai cittadini è libero di continuare a farlo. È una vergogna».

È un fiume in piena R.E. che dopo aver sventato il furto affrontando nel giardino di casa la coppia di ladri riuscendo a far arrestare la donna, pochi giorni dopo ha ritrovato saccheggiato il casotto di legno che usa da rimessaggio per gli attrezzi, per le bici e per la moto. «Addirittura questa volta hanno divelto la finestra della struttura in legno e se la sono portati via. Ero già sconvolta dal primo furto e quando mi sono accorta che era sparita la finestra dal casotto in legno che sta fuori in giardino ho capito subito. Ma stavolta sono scappata, me ne sono andata pensando che ci fosse dentro ancora qualcuno. Invece no, avevano già fatto, portandosi via quattro biciclette, di cui una professionale, i caschi della moto e tutti gli attrezzi tra trapani, avvitatori e roba simile. E poi qualche giorno ci sono pure tornati, a prendere un paio di valigie e alcune lattine d’olio d’oliva che forse non avevano fatto in tempo a prendere. Ma i poliziotti mi hanno detto una cosa giusta: prendetevela con i magistrati. E poi, mi hanno detto, si ricordi di quello che le è successo quando andrà a votare. E infatti è così, voglio Salvini con tutte le ruspe, sono stanca e arrabbiata. Perché io devo vivere blindata e loro, che dovrebbero stare ai domiciliari come quella che avevo sorpreso a rubare, se ne vanno in giro. È questa la vergogna. Le forze dell’ordine fanno quello che possono, ma sono poche. La colpa è dei legislatori e dei magistrati, non ho paura a dichiararlo: applicassero il massimo della pena a questi qua, e poi vedi se ci riprovano».

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