Trecento firme per salvare la cattedrale

Caramanico, petizione per Santa Maria Maggiore. «Subito i fondi prima che crolli». Interviene il M5S
CARAMANICO. Casa per casa. Contrada per contrada. Porta a porta e col banchetto, affollato di turisti, davanti alla chiesa di Santa Maria Maggiore chiusa, transennata e puntellata, da gennaio 2017 a causa dei danni del sisma. Ieri mattina è partita la petizione organizzata dai giovani di Caramanico per ristrutturare la cattedrale del paese. Trecento firme raccolte in poche ore e si va avanti anche oggi.
Intanto, dopo gli appelli dei cittadini e dell’ex parroco, don Giuseppe Liberatoscioli, direttore dei beni culturali dell’arcidiocesi di Chieti–Vasto, sul caso interviene la deputata del M5S Daniela Torto che annuncia: «Mi attiverò personalmente col Ministero dei Beni culturali già da domani (oggi) per sbloccare la situazione». «Sono rammaricata e mi associo alla commozione di don Giuseppe e dei ragazzi. Ci tengo a rassicurare tutti i cittadini di Caramanico» perché «è intollerabile questa situazione che tiene in ostaggio le chiese dei nostri centri cittadini per anni senza nessuna attenzione, nessun intervento, nessuna comunicazione e, soprattutto, nessun interesse da parte degli enti preposti».
Hanno macinato chilometri e in poche ore, ieri, i giovani del comitato “Salviamo Santa Maria Maggiore” hanno raccolto circa 300 firme che saranno inviate a Regione, Ministero per i Beni culturali (segretariato regionale) e Soprintendenza archeologica, allo scopo di sollecitare lo sblocco dei fondi, un milione e mezzo di euro, che da tre anni giacciono fermi in qualche cassetto istituzionale mentre la chiesa madre di Caramanico va in malora, col tetto sfondato e gli affreschi ormai deteriorati. Appena dopo il crollo della ottocentesca volta centrale, «la Regione», spiega Angela De Stefanis, portavoce del comitato cittadino, «ha affidato al Comune 500mila euro per i primi interventi di consolidamento. Ma sono passati tre anni e la chiesa, rischia di collassare se non arrivano quei fondi che sono ancora pochi dal momento che nel frattempo gli affreschi si sono sbiaditi e necessitano di vigorose opere di restauro». I primi a firmare la petizione, davanti alla ex abbazia puntellata e pericolante, in via Verdi, «sono stati alcuni turisti romani che insieme a noi vogliono battersi per ridare la chiesa al paese».
Per tutta la giornata è continuata incessante l’attività di raccolta firme delle squadre del comitato «che hanno fatto il porta a porta e raggiunto chi non poteva venire in piazza a firmare nelle case dei rioni Scagnano, San Tommaso, De Contra, Riga, San Vittorino e San Nicolao. E prossimamente banchetti saranno posizionati nei paesi vicini, Sant’Eufemia e Salle». E se sarà necessario «chiederemo l’aiuto di associazioni di volontariato e culturali del territorio».
I giovani del comitato fanno sapere, chiaro e tondo, che «questa volta non abbasseremo la guardia. I fondi, subito, per far partire i lavori di restauro. Prima che la chiesa, che deve tornare a vivere, crolli definitivamente».

