Trecento rifugiati in 4 anni La vita ricomincia a Penne

14 Luglio 2019

Tra gli ospiti dei Centri di accoglienza straordinaria del capoluogo vestino c’è chi è riuscito a integrarsi e chi è scappato. Attualmente ci sono 48 persone

PENNE. Chi sono, da dove vengono, quanto rimangono, quanti riescono realmente a farcela. Tante le domande che si pongono i cittadini dei territori che ospitano i richiedenti asilo. Dal 2015 a Penne sono presenti diversi Cas (Centri d’accoglienza straordinaria): quello del Lapiss gestito dalla coop Cogecstre, i due gestiti dalla Asp Pescara (casa di riposo De Sanctis Del Bono e la casa famiglia di contrada Pluviano) e per due anni circa c’è stato il Cas di contrada Blanzano gestito dalla coop Play Gold. Il Cas Lapiss ha sottoscritto la prima volta la convenzione con la Prefettura di Pescara il 28 agosto del 2015 per la gestione dell’accoglienza dei richiedenti asilo di propria competenza.
Dal giorno di apertura al marzo di quest’anno (ultima data di riferimento dei dati) ha ospitato 299 rifugiati. In base a un calcolo aritmetico, la permanenza media di ogni immigrato è stata ad oggi di 264 giorni. Il dato risulta però influenzato dal fatto che per diversi mesi, nel 2017, il Cas Lapiss è stato scelto come “Hub” di arrivo in provincia (dove arrivano coloro che fanno immediata richiesta di protezione internazionale); diversi beneficiari sono stati trasferiti dopo pochi giorni nei centri di destinazione finale, mentre altri si sono allontanati dal Lapiss nell’immediatezza dell’arrivo. Due beneficiari sono ancora presenti e la loro permanenza ha superato i 950 giorni.
Sui 299 beneficiari del Cas Lapiss al 21 marzo scorso solo 48 risultano ancora presenti. L’84% dei rifugiati è uscito dal Cas del Lapiss e un terzo dei beneficiari ha rinunciato volontariamente all’assistenza. Insomma, c’è chi scappa, chi non si riesce a integrare, ma c’è anche chi ce la fa.
Md Rashed, bengalese di 21 anni, arrivato al Lapiss minorenne, è riuscito ad aprire un’attività imprenditoriale in piazza Luca da Penne. Vende cover e oggettistica per telefonia. Sono una cinquantina coloro che sono usciti dal centro d’accoglienza del Lapiss e che lavorano regolarmente. La maggior parte sono braccianti agricoli, muratori, magazzinieri o lavorano nella ristorazione. Solo 17 beneficiari si sono allontanati dopo i 100 giorni di permanenza. Complessivamente, l’ospitalità ai rifugiati è stata revocata in 20 casi. Sulle 20 revoche dell’assistenza, richieste dal Lapiss, 8 sono state comminate cumulativamente a causa di una rissa avvenuta dopo pochi mesi di apertura del Centro stesso. Il Cas Lapiss ha accolto rifugiati provenienti da 16 Paesi diversi (il 27% di origine asiatica e l’altro 73 % di origine africana): 72 dalla Nigeria; 47 dal Pakistan; 26 dalla Costa d’Avorio; 23 dal Bangladesh; 21 dal Mali; 21 dal Senegal; 19 dal Sudan; 13 dalla Sierra Leone; 13 dal Ghana; 10 dal Gambia; 10 dalla Guinea; 9 dall’Afghanistan; 9 dal Camerun; 4 dal Burkina Faso; 1 dal Ciad e 1 dalla Liberia.
Da sottolineare come l’interno gruppo di sudanesi si sia allontanato nell’immediatezza dell’arrivo, dopo una permanenza di 7 giorni. Gli attuali 48 rifugiati presenti sono di 11 nazionalità differenti. Complessivamente, dei 299 rifugiati ospitati nel centro del Lapiss il 33% è di religione cattolica (100 immigrati) e il restante 67% di religione mussulmana (199 immigrati). I rifugiati ospitati al Lapiss di Penne hanno un’età media di 28 anni. Una delle maggiori criticità legate al servizio di accoglienza dei richiedenti asilo è il tempo di attesa lunghissimo prima che la procedura possa considerarsi conclusa. Dall’arrivo in Italia all’audizione della Commissione territoriale competente, in base a quanto riscontrato nell’esperienza del Lapiss, servono in media circa 293 giorni. Poi passano 80 giorni per la notifica dell’audizione e 250 per la decisione del Tribunale, per un totale di 623 giorni di attesa. Con l’eventuale ricorso in Cassazione (il decreto Minniti ha abolito il ricorso in Corte di Appello) l’attesa arriva a 872 giorni.
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