Troppi animali morti, pecorino a rischio

Il sindaco di Farindola lancia un nuovo appello: «L’agricoltura è in ginocchio, la burocrazia ci soffoca»
FARINDOLA. Allevatori e agricoltori di Farindola in ginocchio. A rischio anche la produzione dell’ormai famoso e ottimo pecorino. Una produzione doc conosciuta in tutta Italia, esportata anche all’estero, che rischia un incredibile collasso. Dopo l’ondata di neve e terremoto dello scorso gennaio sono tanti i danni riportati dalle aziende agricole farindolesi.
Stando ai dati forniti dall’Ufficio territoriale dell’agricoltura (Uta) sono 3 le stalle di bovini danneggiate, per 470 mila euro, e uno di ovini per ben 573 mila euro di danni. Una situazione surreale che rischia di produrre un vero e proprio collasso nella filiera produttiva farindolesi. Complessivamente sono morti 490 ovini, provocando seri problemi alla produzione del pecorino di Farindola. Gravi danni anche per fienili, oltre 107 mila euro, e magazzini. «Chiediamo un sburocratizzazione affinché le procedure già previste dalla normativa vigente siano attuate con la massima celerità», dice il sindaco Ilario Lacchetta. «Il mondo agricolo è al collesso. Gente abituata a lavorare senza lamentarsi, la scorsa settimana si è ritrovata a Roma per protestare. Quasi tutti gli uliveti sono a terra, ci sono stalle crollate, e il nostro principale prodotto, il pecorino di Farindola, rischia di scomparire per la mancanza di capi che riescano a garantire la produzione. I nostri allevatori non riescono nemmeno ad inoltrare le istanze sul portale Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) per il rimborso forfettario dei capi di bestiame che spettano ai comuni colpiti dal sisma 2016 e 2017».
Per Farindola perdere la produzione del proprio formaggio tipico sarebbe davvero un duro colpo, non solo da un punto di vista economico, ma anche storico e affettivo, dato che la produzione del Pecorino di Farindola ha oltre 100 anni di storia. (f.bel.)

