Trovato morto nel furgone dopo giorni

Il cadavere di un 50enne scoperto da un residente: «Da tempo l’aria era irrespirabile nella zona». Disposta l’autopsia
MONTESILVANO. Il corpo, in avanzato stato di decomposizione, era adagiato sopra un vecchio materasso, sistemato all’interno di un furgoncino abbandonato da anni. Le braccia conserte. È stato trovato così ieri mattina, attorno alle 8, in una piccola traversa di corso Umberto vicino allo svincolo della circonvallazione, a Santa Filomena, uno straniero di circa 50 anni. Come sia morto e da quanto tempo, anche per via del caldo intenso di questi giorni, non si sa ed è per questo che il magistrato di turno ha disposto l’autopsia; attesa per il riconoscimento: finora quel corpo non ha ancora un nome e un cognome. Al momento, l’ipotesi è che possa trattarsi di un marocchino senza fissa dimora che frequentava abitualmente quella zona, dove tutti, residenti e negozianti, lo conoscevano come Aziz e dove da una settimana non si vedeva più. Nella stradina, in cui è stato scoperto il corpo, c’è la Casa della solidarietà, dove ogni tanto andava a bussare. Di questa tragedia, ancora tutta da chiarire, si stanno occupando i carabinieri.
Ad allertare i soccorsi è stato un residente, Andrei Suta: «Erano quattro-cinque giorni», racconta, «che io e mia moglie sentivano un cattivo odore provenire dalla strada, poi negli ultimi due giorni è diventato insopportabile così ieri ho deciso di andare a vedere se vi fosse qualcosa nel furgone e come mi sono avvicinato ho visto, sopra un materasso, un corpo senza vita con le braccia sul petto. Mi è sembrato subito Aziz, che in zona conosciamo un po’ tutti. In effetti da una settimana circa non si vedeva più in giro. Sino ad un mese fa», prosegue Suta, «dormiva sotto al cavalcavia, poi dopo l’ultima forte pioggia con il suo materasso si era trasferito da queste parti. Aveva diversi posti in cui dormiva. Io ogni tanto gli portavo da mangiare o gli davo qualche soldo e lui mi sorrideva e mi ringraziava. Zoppicava e aveva sempre con sé una stampella, che però dentro al furgone non c’era, non ho visto. E questo ora mi fa venire dei dubbi che forse quel corpo non sia il suo».
Insieme a Suta, sul luogo della tragedia, un ex collega di lavoro di Aziz, anche lui di origine marocchina: «Aziz, per tanti anni ha lavorato con me in un autolavaggio di via Verrotti», racconta, «ho visto quel corpo e, considerate le condizioni, non so se sia il mio amico».
Non è riuscito a dire se si tratti davvero di Aziz neppure il responsabile della Casa della solidarietà: «Stava spesso qui», sottolinea, «agli inizi di giugno si era però sentito male ed era stato ricoverato in ospedale. Una volta uscito, era stato picchiato e derubato dei soldi che riceveva con il reddito di cittadinanza. Per paura, mi ha detto che si sarebbe trasferito a Pescara. Poi non l’ho visto e sentito più. Il che mi fa temere il peggio».

