Truffa del pesce, cento parti offese Il Comune rischia di pagare i danni

4 Aprile 2019

A 8 anni dagli arresti, entra nel vivo il processo sui trucchi nella vendita del pesce al mercato ittico L’amministrazione chiamata in causa come responsabile civile: suo ex dipendente principale imputato

PESCARA. Entra nel vivo, anche se a distanza di otto lunghi anni dai fatti in causa che risalgono al 2011, il processo per la così detta truffa del pesce, con il coinvolgimento disposto dal tribunale e richiesto dall'avvocato Canio Salese (che assiste l'armatore Lanfranco Ammirati), del Comune di Pescara come responsabile civile.
Un processo che conta ben 100 parti offese, di cui soltanto otto costituitesi parte civile, nel quale sul banco degli imputati figurano in otto, con in testa l'ex dipendente comunale Antonio Ciriaco che l'accusa individuò come il principale responsabile dell'associazione per delinquere finalizzata a commettere una serie di truffe e falsi in relazione all'asta delle cassette di pesce che si tenevano all'interno del mercato ittico di Pescara.
Ciriaco, stando al capo di imputazione, era da tanti anni il terminalista, quello che decideva a chi veniva assegnata la cassetta di pesce e a quale prezzo. Insieme a Mauro Antonelli, socio della Real Software, la ditta che aveva in «appalto la fornitura e la gestione delle apparecchiature elettroniche e dei software che assicurano il funzionamento del mercato ittico di Pescara, si appropriavano di intere cassette di pesce di cui avevano la gestione temporanea, e dunque il possesso per conto dell'ente gestore del mercato, durante lo svolgimento dell'asta per darlo a Gabriele Di Sante, Angelo Bonetti, Giovanni Memmo, Giancarlo Ciroli, Stefano Troiano e Gabriele Romano», che sono gli altri imputati nel processo e che condividono anche il reato di associazione per delinquere e peculato, «i quali come acquirenti dell'asta, si aggiudicavano il pesce di qualità migliore senza pagarlo o pagandolo al prezzo di pesce scadente».
A tutti gli imputati vengono contestati dal pm Salvatore Campochiaro l'associazione per delinquere e il peculato, mentre ad alcuni anche la truffa, per un ammontare di 106mila euro, mentre il reato di falso soltanto a Ciriaco e Antonelli che operavano sul computer, manipolando, secondo l'accusa, i fogli d'asta con l'esito delle assegnazioni e la contabilità. Una indagine lunga, portata avanti dagli uomini della questura e dei carabinieri, che partì con la denuncia-querela di due dipendenti comunali del settore Attività produttive, alle quali si aggiunsero quelle di due persone offese che si ritennero danneggiate da quelle aste ritenute truffaldine. Vi furono a suo tempo anche delle misure cautelari che interessarono sette degli odierni imputati e anche un incidente probatorio voluto dalla procura per cristallizzare le dichiarazioni di due degli iniziali indagati, per i quali c'era il timore di eventuali intimidazioni.
Un procedimento penale che approda in aula con grande ritardo, dovuto anche al fatto che il gup rispedì alla procura il fascicolo a causa di un capo di imputazione generico: una bocciatura che fece trascorrere logicamente altro tempo, avvicinando così sempre più quella prescrizione (molto vicina qualora dovesse venir meno il reato associativo) diventata ormai lo stesso ritornello di tanti grossi processi che cammin facendo si sgonfiano inesorabilmente.
La prossima udienza è fissata per il 27 maggio quando il Comune entrerà ufficialmente nel processo come responsabile civile, rischiando un eventuale pagamento dei risarcimenti danni alle parti civili costituite.
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