Truffa del resort di lusso No al patteggiamento

Inchiesta sulla realizzazione di un complesso turistico a Santo Domingo e nel Belize Bocciata la richiesta dei due promotori finanziari pescaresi finiti ai domiciliari
PESCARA. Avevano chiesto di patteggiare la pena per chiudere il più in fretta possibile il caso della presunta truffa milionaria di un resort extralusso a 8 stelle chiamato Puerto Azul: pene da due anni e 6 mesi fino a 4 anni. Ma ieri il tribunale di Busto Arsizio ha detto no alla richiesta dei 4 imputati, compresi i due promotori finanziari di Pescara. A vario titolo, i reati contestati per il resort mai nato, annunciato prima a Santo Domingo e poi nel Belize, sono pesantissimi: associazione a delinquere, truffa aggravata, circonvenzione d’incapace, riciclaggio, appropriazione indebita, esercizio abusivo di attività finanziaria e bancaria, ostacolo alle funzioni di vigilanza Consob. Reati, così ha deciso il tribunale, che non ammettono patteggiamento. I due pescaresi, insieme a DG accusato di essere a capo dell’organizzazione, CB, un altro promotore finanziario, e ad altre tre persone, erano stati arrestati ai domiciliari a gennaio scorso, quando la finanza aveva eseguito anche sequestri di immobili e soldi
Dal 2008 il gruppo di collaboratori avrebbe raccolto oltre 18 milioni di euro, attraverso i risparmiatori, per destinarli alla realizzazione del resort ma l’intervento non è neppure iniziato finora. E oltre a non essere stato costruito niente, non esisterebbero neppure i titoli di proprietà dei terreni sulle isole da sogno di cui si propagandava, né permessi, concessioni e autorizzazioni ambientali. Tra l’altro, per far apparire l’operazione credibile, sono stati utilizzati strumenti pubblicitari ingannevoli, coinvolgendo star come Andrea Bocelli e John Travolta che però erano all’oscuro. Per quanto riguarda la posizione dei due pescaresi, sarebbero stati incaricati di procacciare clientela in favore del progetto Puerto Azul, e alcuni clienti dei due sarebbero stati indotti, con artifici e raggiri, a investire nel progetto in violazione del mandato presso la Banca Fideuram, per cui lavoravano all’epoca. (cr.pe)

