Trump da Papa Francesco Il dialogo riparte da Roma

24 Maggio 2017

Fitto programma per la visita nella Capitale, incontri con Mattarella e Gentiloni In serata la partenza per Bruxelles per i primi contatti con Unione europea e Nato

ROMA. Dopo le tante esitazioni e i dubbi dei mesi passati, il momento è arrivato: stamattina il presidente americano Donald Trump sarà in Vaticano per l'atteso incontro con papa Francesco. Un'udienza, alle 8.30 a Palazzo Apostolico, che mette una davanti all'altra due personalità le cui posizioni non potrebbero essere più distanti su molti temi - le migrazioni, la politica per la pace, la proliferazione degli armamenti, l'ambiente e il clima, gli aiuti ai Paesi poveri - ma che non possono, entrambe, evitare di cercare almeno un punto di contatto. Trump principalmente per motivi interni, legati all'elettorato cattolico americano, che lo ha aiutato ad essere eletto e il cui sostegno non può permettersi di perdere. Il Papa, che nel viaggio negli Usa di un anno e mezzo fa ebbe uno dei maggiori successi del suo Pontificato e ne uscì definitivamente come uno più autorevoli de leader globali, per ristabilire un asse con l'America e con la sua politica, dopo che quella «luna di miele» con gli Usa fu interrotta proprio dallo scontro in campagna elettorale con Trump e dall'inaspettata elezione del tycoon, cui finora non ha risparmiato critiche .
E' passato però più di un anno da quel «chi vuole costruire muri, anziché ponti, non è cristiano» con cui, sul volo di ritorno da Ciudad Juarez, in Messico, Francesco aveva bollato i proclami anti-immigrati dell'allora candidato alla presidenza. Le uscite successive del Papa sono state molto più morbide, fino alla recente «non giudico una persona senza averla ascoltata» sintomatica di un atteggiamento di disponibilità al dialogo.
Subito dopo la visita in Vaticano, il presidente americano andrà al Quirinale per l'incontro col presidente Sergio Mattarella e poi a Villa Taverna col premier Paolo Gentiloni. Si tratta del secondo faccia a faccia dopo quello dello scorso 20 aprile a Washington, che avrà ancora più rilevanza proprio in vista del G7 siciliano e affronterà anche lo spinoso problema dei finanziamenti alla Nato. A Roma arriva però un inquilino della Casa Bianca indebolito dal «Russiagate» e dalle sue, numerose, intemperanze non solo protocollari. E, tra l'altro, particolarmente ondeggiante in politica estera, tanto da suscitare non pochi dubbi sulla direzione attuale del gigante a stelle e strisce. Una posizione che sarà ulteriormente messa alla prova dalla successiva tappa del viaggio che domani sera porterà Trump a Bruxelles nella penultima tappa del suo primo world tour. E giovedì scoprirà dal vero Ue e Nato, le due istituzioni attaccate nella campagna contro Hillary Clinton.