Tubi rotti da due mesi l’acqua rompe l’asfalto e allaga i terreni

Montesilvano colle, protestano i residenti di contrada Barco «Troppo fango, costretti ad abbandonare i campi di grano»
MONTESILVANO. Non ha neanche un nome la via che taglia i campi coltivati a grano di contrada Barco, a Montesilvano colle verso il confine con Spoltore: si chiama strada da denominare 27. È qui che, da più di due mesi, dall’asfalto e dalla terra esce l’acqua. Non è un miracolo: è la conduttura che perde migliaia di litri d’acqua al giorno. Il terreno è diventato una spugna: «In mezzo al fango, a piedi si passa solo con gli stivali mentre i trattori non riescono quasi più a entrare nei campi», racconta il residente Franco Troiano, «quando tra meno di un mese sarà il momento della trebbiatura non so come faremo».
L’acqua esce da un tombino vicino al recinto di una casa e percorre la strada che porta alla fonte Barco, a Spoltore. Poi si aggiunge un’altra rottura con l’acqua che esce dalla terra al centro di un sentiero sterrato. Il sole non basta ad asciugare il rivolo d’acqua che non si ferma: «E di notte l’acqua esce ancora di più. È acqua potabile che si spreca», dice Troiano. Anche se la via è senza nome, l’Aca sa dove si trova: «I tecnici dell’Aca», dice il residente, «sono venuti due settimane fa a fare un sopralluogo e ci hanno assicurato che il successivo lunedì le rotture sarebbero state aggiustate». Non è avvenuto e, in contrada Barco, aspettano ancora gli operai dell’Aca: «L’acqua scorre ancora», dice Troiano mostrando l’asfalto che inizia a sgretolarsi con crepe su crepe e i campi infangati.
Non è la prima volta che accade: «È successo anche l’anno scorso», dice un’altra residente, Loredana Di Memmo, «all’incirca negli stessi punti e per la riparazione abbiamo aspettato un sacco di tempo». Di Memmo indica il canale di scolo che hanno realizzato i residenti nella terra: un imbuto collegato a un tubo di plastica. È così che i residenti provano a convogliare l’acqua che sgorga per evitare che invada i campi e li inzuppi ancora di più. «Purtroppo, però, è come tenere un rubinetto sempre aperto e i nostri terreni continuano a essere invasi dall’acqua. Il risultato», dice Di Memmo, «è che i mezzi agricoli non riescono a entrare».
La conduttura che si sbriciola in contrada Barco ricorda il caso di contrada Valle Cupa, borgo ancora fantasma a causa di una frana risalente al 2005 che ha travolto le case spaccando anche il cemento armato. Il giudizio davanti al tribunale delle acque pubbliche di Roma, intentato dai residenti contro l’Aca e il Comune, ha accertato un nesso di causa effetto tra i tubi rotti con la collina inondata silenziosamente di circa 100 milioni di litri d’acqua in tre anni, dal 2002 fino al 2005. La differenza è che a Valle Cupa la perdita d’acqua non si è mai vista, mentre in contrada Barco l’acqua si vede tutti i giorni: «Qui l’acqua cammina per oltre 300 metri», dice Troiano, «chiediamo un intervento urgente dell’Aca».
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