Turismo, solo briciole agli alberghi sui monti

L’Associazione Altopiani Maggiori denuncia: fatturati azzerati
L’AQUILA. Un intero comparto in ginocchio, quello delle zone montane abruzzesi, tagliato fuori dagli indennizzi previsti dal governo Draghi. È l’appello chiaro e netto, lanciato dall’Associazione Altopiani Maggiori d’Abruzzo, che riunisce sotto le proprie insegne albergatori e titolari di hotel e strutture ricettive «dell’area montana più attrezzata d’Italia, dopo il settore alpino».
Gli albergatori della montagna chiedono correttivi sostanziali al decreto Sostegni. Misure eque alle perdite subite, stanziamenti certi che aiutino la ripresa. E fanno appello al presidente della Regione, Marco Marsilio, e all’assessore regionale al Turismo, Daniele D’Amario, a cui hanno chiesto un incontro urgente «per stabilire insieme le modifiche e le proposte da apportare ai decreti governativi».
«NOI PENALIZZATI». Gli indennizzi messi in campo dal nuovo governo non aiuteranno le strutture ricettive della montagna abruzzese. L’Associazione Altopiani Maggiori d’Abruzzo spiega il perché: «Gli alberghi delle nostre zone montane rischiano di vedersi assegnare solo le briciole di quanto previsto sia dal decreto Sostegno che dal successivo decreto Montagna: provvedimenti tagliati quasi esclusivamente a misura della rete alberghiera dell’arco alpino e dei gestori degli impianti di risalita, che lasciano fuori tutto il resto».
Al alzare la voce è una rete diffusa di titolari di alberghi e hotel che si snoda attorno al grande comprensorio sciistico che unisce Roccaraso, Rivisondoli, Pescocostanzo, Castel di Sangro, Gamberale e Rocca Pia.
APPELLO ALLA REGIONE. I componenti dell’Associazione Altopiani Maggiori d’Abruzzo hanno chiesto un incontro urgente al governatore Marsilio, e all’assessore D’Amario, «per discutere, appena possibile, di come correggere il decreto Sostegno e il decreto Montagna. La richiesta arriva insomma dai centri che rappresentano il fulcro vitale dell’industria della montagna abruzzese, anche in ragione della vera e propria filiera che, intorno all’attività degli impianti di risalita, le strutture ricettive sono in grado di mettere in campo: una filiera in cui ruotano anche imprese della ristorazione, del benessere personale, dell’artigianato artistico e tradizionale, dell’escursionismo, solo per citare alcune voci».
PERDITE TANTE, AIUTI POCHI. Molte strutture ricettive della montagna abruzzese rischiano di essere escluse dagli aiuti governativi o di percepire somme risicate rispetto alle reali perdite. E i numeri fotografano la realtà esatta di quanto sta accadendo. «Il decreto Sostegni è concepito su una perdita minima di fatturato del 30%, registrata nel 2020, rispetto al 2019, mentre al contrario il calo medio per la maggior parte delle attività ricettive montane è di circa il 25%, con un azzeramento del fatturato del primo trimestre del 2021», fa notare Gloria Di Tola, presidente dell’Associazione albergatori Altopiani Maggiori d’Abruzzo. A lasciare insoddisfatti gli operatori sono anche le previsioni del successivo decreto Montagna: «Una misura, questa, che così come è stata proposta prevede un adeguato sostegno soltanto agli impianti a fune e ai maestri di sci, ma non alle altre partite Iva», aggiunge Di Tola, «e del resto le dichiarazioni rilasciate dall’assessore D’Amario, al termine della Conferenza Stato-Regioni, confermano che tra correzioni, modifiche e integrazioni, di tutto si è parlato tranne che delle attività ricettive».
RIVEDERE LE MISURE. Servono correttivi immediati, che garantiscano ai titolari delle strutture ricettive montane abruzzesi un parziale ristoro delle perdite subite dando loro la possibilità di «rimettersi in carreggiata». A fronte di una perdita media del 25%, riferita allo scorso anno, il 2021 è partito con dati ulteriormente al ribasso e un azzeramento del fatturato da gennaio a marzo di quest’anno. «Le misure messi in campo dal governo sono assolutamente insufficienti, devono essere riviste», dicono gli aderenti all’associazione, «per far questo, intendiamo mobilitare e sensibilizzare l’insieme delle forze politiche e istituzionali abruzzesi».
BATTAGLIA A TUTTO CAMPO. La richiesta dell’Associazione Altopiani Maggiori d’Abruzzo è finita sul tavolo, oltre che sul tavolo degli esponenti del governo regionale, anche su quello dei gruppi consiliari a palazzo dell’Emiciclo e dei parlamentari abruzzesi sia di maggioranza che di opposizione, «perché la battaglia andrà giocata su più fronti. Quale sia ora la posta in ballo è facile capire dai numeri, tutti estremamente significativi», sostiene la presidente dell’associazione, «che il comparto nell’area degli Altopiani Maggiori e dei vicini Parco Nazionale d’Abruzzo e Alta Valle del Sagittario mette sul piatto della bilancia: 42 milioni di fatturato annuo, 11mila posti letto, 480mila presenze, senza considerare il vasto indotto che attorno a tutto questo si muove. Ma, soprattutto, ben 1.400 dipendenti: una voce forse più delicata delle altre, per i rischi sociali e di coesione territoriale che l’occupazione comporta».
Un territorio in cui insistono, oltre a quelli già citati, comuni come Pescasseroli, Villetta Barrea e Scanno, solo per citarne alcuni.
«Servono correttivi al decreto Sostegni, affinché non vadano disperse le risorse in favore di alberghi e strutture ricettive», conclude Di Tola. (m.p.)

