Turni di 13 ore sulle ambulanze: «La coop sfruttava i lavoratori»

4 Agosto 2023

Tra i reati contestati ai vertici della First Aid One spunta anche il caporalato: «Dipendenti sottopagati» L’accusa: «Gli operatori costretti ad accettare, erano indigenti e non avevano altre fonti di reddito»

PESCARA. «Una vera e propria prassi costante» con «l’imposizione di turni di lavoro gravosi della durata di circa 12 ore al giorno e la mancata corresponsione delle dovute indennità/maggiorazioni derivanti da lavoro notturno, festivo e reperibilità e, in alcuni casi, anche straordinario». Sulla First Aid One, cooperativa dei fratelli Calderone di Messina al centro di un’inchiesta con 6 indagati sfociata in un sequestro da 10 milioni di euro, pende anche l’accusa di caporalato sulle ambulanze: «La modalità tipica di rapporto con i lavoratori impiegati dalla First Aid», così dice il decreto di sequestro del gip Francesco Marino, «era quasi sempre quella dello sfruttamento dei lavoratori stessi, attuata approfittando del loro stato di bisogno». E, con il risparmio «consistente e illegittimo» sul personale, la coop poteva praticare «fraudolenti e anomali ribassi di prezzi» e riusciva ad assicurarsi gli appalti del servizio di soccorso con le ambulanze, non soltanto alla Asl di Pescara ma anche in Lombardia, Marche, Umbria, Campania, Lazio e Sicilia.
DIPENDENTI TESTIMONI Le carte dell’indagine, portata avanti dalla guardia di finanza coordinata dal comandante provinciale Antonio Caputo, riportano anche le testimonianze dei lavoratori «costretti» a turni massacranti e sottopagati: «Dall’escussione dei dipendenti emerge come la First Aid avesse imposto ai dipendenti turni gravosi di lavoro (circa 12/13 ore al giorno) senza che agli stessi venissero retribuiti in busta paga il lavoro straordinario e le indennità/maggiorazioni – contrattualmente previste – derivanti dal lavoro notturno e festivo». Ci sono anche i video girati nelle ambulanze con le telecamere nascoste a confermare che «effettivamente il personale impiegato lavorava mediamente 12/13 ore giornaliere». Il documento del gip parla di «reiterate violazioni delle norme che presidiano l’orario di lavoro e reiterate corresponsioni di retribuzioni in modo palesemente difforme dai Ccnl o comunque sproporzionato rispetto alla quantità del lavoro prestato».
LAVORATORI INDIGENTI Ma l’indagine rivela che gli operatori non potevano dire no: «Dall’audizione dei lavoratori della First Aid è emerso che tali condizioni di sfruttamento si verificavano sulla base di un approfittamento del loro stato di bisogno essendo stata riferita, nella maggior parte dei casi, una condizione di indigenza e comunque di difficoltà economica, poiché le somme percepite rappresentavano, per alcuni, l’unica fonte di reddito dell’intero nucleo familiare e, per gli altri, una risorsa comunque indispensabile per far fronte alle esigenze di vita quotidiana. La stessa accettazione delle condizioni di lavoro è fortemente sintomatica del fatto che fosse dovuta a situazioni connotate da difficoltà economica».
I CAPI D’ACCUSA Tra le altre accuse, il servizio di soccorso sarebbe stato fornito «con un numero di ambulanze inferiore a quanto contrattualmente previsto, ovvero con pochi mezzi tra l’altro mai sanificati dopo il loro utilizzo durante la pandemia, per l’assenza e la mancata previsione di sedi idonee». Tra i reati contestati, c’è anche l’associazione a delinquere: «Gli indagati avrebbero escogitato l’architettura criminale accordandosi, preventivamente, anche sulle piazze da spartirsi e sui ruoli da ricoprire».