Uccise il figlio, ora Maravalle è libero

Il papà omicida detenuto ad Aversa da 14 mesi torna a Pescara: la moglie è pronta a riaccoglierlo in casa
PESCARA. Massimo Maravalle è un uomo libero e la moglie, che pure rischiò la vita a causa sua, è pronta a riaccoglierlo in casa. Il tecnico informatico, affetto da disturbo psicotico atipico, che la notte tra il 17 e il 18 luglio dell'anno scorso, uccise il figlio adottivo di 5 anni, Maxim di origine russa, mentre dormiva nell'abitazione di via Petrarca, dopo nove mesi può lasciare la casa di cura e custodia annessa all'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa (Caserta) e usufruire della libertà vigilata, con due soli appuntamenti settimanali al Centro di salute mentale. Una prova di fiducia sulla scia dell’esito della perizia disposta dal gip che lo ha voluto del tutto inconsapevole al momento del delitto e dunque non punibile.
Il provvedimento, provvisorio e modificabile alla luce del comportamento di Maravalle, è stato disposto due giorni fa dal gip del tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, dopo la perizia effettuata dallo psichiatra bolognese Renato Ariatti sul padre di Maxim. La terribile notte di un anno fa l'uomo, dopo aver spezzato per sempre la breve e già segnata esistenza del piccolo Maxim, voleva uccidere anche la moglie.
«Oggi Maravalle», scrive Ariatti, «può godere di un sostegno da parte del contesto familiare, come abbiamo verificato nell'atteggiamento di vicinanza affettiva e materiale che la consorte gli garantisce, pronta a raccoglierlo a casa».
Ariatti, che in passato ha firmato le perizie su Bernardo Provenzano e Annamaria Franzoni, sostiene anche che «oggi Maravalle non è pericoloso ed è in grado di essere rimesso in libertà e proseguire le cure fuori come qualsiasi altro cittadino» perché «non propone sintomi psicotici attivi; ha posto in essere una rivisitazione critica del suo gesto; assume la terapia in modo regolare manifestando buona risposta a essa; non sono ravvisabili segni di disorganizzazione della personalità, che appare invece ben conservata».
Colantonio, pur ritenendo le argomentazioni di Ariatti «tecnicamente ineccepibili», ha una visione in parte diversa sulla pericolosità: «La condizione imprescindibile per poter escludere la pericolosità sociale è che Maravalle continui ad assumere cure farmacologiche adeguate necessarie per combattere la propria malattia. La certezza dell'efficacia della cura in regime di casa di cura e custodia veniva garantita dai riscontri effettuati dal personale in servizio nella struttura. Peraltro, la circostanza che le terapie effettuate davano esito positivo e ottenevano l'effetto di escludere la persistenza di sintomatologia psicotica florida induce questo giudicante ad affermare che il requisito della pericolosità sociale, seppure non scomparso, si sia certamente attenuato (e non sia venuto meno: conclusione che, in parte, differisce dalle allegazioni del perito) e che quindi appare inopportuno il mantenimento della misura di sicurezza custodiale».
Il giudice sottolinea anche che «una volta revocata la misura custodiale, l’effettività delle cure sia rimessa essenzialmente a Maravalle stesso, il quale potrebbe decidere di non seguire i consigli dei propri sanitari e dei propri familiari, porta a considerare latente una situazione potenziale di pericolosità che potrà essere esclusa solo attraverso una più completa verifica della condotta di Maravalle da eseguirsi in regime di libertà: occorre verificare le modalità di reinserimento lavorativo e familiare; deve necessariamente monitorarsi, in un arco temporale congruo, l'approccio spontaneo di Maravalle alle cure sanitarie e alle decisioni dei medici curanti».
«Tale verifica indispensabile», secondo il giudice, «garantirà di riscontrare in concreto se lo stato patologico di Maravalle potrà essere tenuto sotto controllo anche in regime di piena libertà, così da non avere incidenze su condotte di reato». Il giudice ha quindi disposto l'obbligo per il tecnico informatico di recarsi due giorni alla settimana al Centro salute mentale di Pescara «per relazionare in merito all’attualità e tipologia delle cure farmacologiche seguite». Maravalle riassapora dunque la libertà del mondo reale e la vita. La vita che Maxim non può più vivere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

