Uccise in casa madre e figlio La Cassazione conferma: 20 anni

I giudici mettono la parola fine al processo sul duplice omicidio di via Tibullo che vedeva imputato il giovane ucraino Maksym Chernysh. Rigettati tutti i punti del ricorso presentato dalla sua difesa
PESCARA. La Corte di Cassazione scrive la parola fine nel processo a carico di Maksym Chernysh, l'ucraino condannato in primo grado e in appello a 20 anni di reclusione per il duplice omicidio di Arkadiusz Miksza (22 anni) e di sua madre Krystyna, 53 anni, entrambi polacchi, avvenuto il 24 gennaio del 2016 in una mansarda di via Tibullo a Pescara. I giudici romani hanno dunque rigettato tutti i punti del ricorso presentato dall'avvocato Vittorio Supino che assisteva l'omicida ucraino e confermato la condanna di appello a 20 anni di reclusione con il rito abbreviato.
Quella drammatica domenica, l'imputato e la sua giovane vittima erano a casa di quest'ultimo, dove avevano consumato droga di cui entrambi facevano uso. All'improvviso, una banale discussione si trasformò in tragedia: Chernysh prese una mazza da baseball e colpì violentemente Miksza. Poi prese un coltello e finì l'opera. In quel momento entrò in casa la madre della vittima che a sua volta venne aggredita e uccisa a coltellate.
Nei due gradi di giudizio venne riconosciuta all'imputato la diminuente per il vizio parziale di mente e la condanna a 20 anni con il rito abbreviato venne confermata in appello. Nella sentenza della Cassazione i giudici romani affermano che «l'esito del giudizio in entrambi i gradi è giunto al medesimo risultato, sicchè l'indagine di legittimità deve limitarsi al vaglio della correttezza della decisione sotto il profilo della completezza di valutazione del compendio probatorio e dell'assenza di manifesto travisamento delle prove». Per la Cassazione non c'è stata, da parte della Corte d'appello, nessuna duplicazione delle motivazioni del giudice di primo grado visto che la Corte ha aggiunto «autonome considerazioni». E quanto alla presunta legittima difesa invocata dall'imputato «si è escluso» scrivono i giudici «che l'imputato sia stato colpito violentemente con la mazza da baseball, perché costui presentava una semplice ecchimosi al vertice del cranio, mentre la mazza era rotta alla base, indice di un uso violento da parte di Chernysh in danno del Miksza, che infatti presentava sul capo una devastante lesività: se ne è dedotta la volontaria creazione di uno stato di pericolo».
Sulla questione di condanna «oltre ogni ragionevole dubbio», i giudici sostengono che «l'invocata ricostruzione alternativa è stata motivatamente rigettata in entrambi i gradi di merito». Sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, la sentenza sottolinea che «gli elementi valorizzati dalla difesa, in quanto connessi alla patologia psichiatrica del Chernysh e alle terapie della medesima, hanno già ottenuto esaustiva valorizzazione nella riconosciuta attenuante del vizio parziale di mente, sicchè ammetterne un ulteriore rilievo ai fini della concessione delle attenuanti, costituirebbe una inammissibile duplicazione degli effetti». Pertanto la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della difesa dell'ucraino e la sentenza a 20 anni di carcere per l'imputato, diventa così definitiva.

